Bridgend: Rebis, ovvero la nostra NON-recensione di un sogno | (Review: Pier-X)

Bridgend Rebis Review

Bridgend è una cittadina del Galles dove Andrea Zacchia, chitarrista della scena romana, ha trascorso del tempo per concepire e partorire le tracce che compongono questa suadente produzione. Tornato in Italia, Zacchia si è avvalso del supporto dello scrittore Lorenzo Polonio, il quale ha sapientemente tradotto in dialoghi le argomentazioni e le idee del compositore. L’album è stato registrato in circa tre mesi, utilizzando soltanto apparecchiature analogiche, spingendosi fino al quasi maniacale uso di microfoni ambientali, per imprimere su traccia anche l’infrangersi del suono sugli oggetti presenti nello studio di registrazione, per ottenere un effetto più reale e profondo. Per le incisioni è stato scelto il Polistudio Recordings di Roma, con Andrea Saponara al sound engeneering. In questo frangente Zacchia si è avvalso della collaborazione di Gabriele Petrillo al basso e della batteria di Daniele Naticchioni.

Rebis è un vero e proprio concept album, un progetto curato in ogni dettaglio, incluso il sontuoso artwork, forgiato da Gabriele Ciufo, il quale riesce, definitivamente, a trasformare in immagini le atmosfere oniriche ed intimiste dell’opera.
In questi giorni è uscito anche il video del primo singolo estratto, Zain, creato da Michele Montini con la tecnica del Compositing. Questo disco dunque è da considerarsi come un vero e proprio concept album, curato e coinvolgente a trecentosessantagradi, e come ogni opera ( si, avete letto bene: OPERA) che si rispetti, in quanto tale, gli ho dedicato del tempo e molta attenzione prima di provare a droppare e fissare le mie idee ed impressioni.
Ho riflettuto molto e dopo tante stesure (credetemi, parecchie), notti insonni e raffiche di caffè, ho realizzato che questa produzione è talmente particolare, forse unica e sorprendente, da NON potermi permettere di togliere l’effetto sorpresa a coloro i quali decideranno di fruirne. Sarebbe davvero una grossa mancanza di rispetto nei confronti di chi l’ha creato e di chi ha collaborato. Certo, che sia un disco profondamente psichedelico ed onirico, influenzato dai mostri sacri di genere degli anni 70, quali Pink Floyd o Marillion, infiocchettati dalle più moderne sonorità post rock alla Mogwai, per intenderci, questo posso sicuramente affermarlo. Che il testo, è
sapientemente recitato dagli attori Roberto Bonfantini, Lodovico Zago e Gioele Barone, questo è doveroso dirlo. Che tutta l’opera è divisa in tre parti, come lo stesso Zacchia ha detto, che parla di un viaggio nel quale sono coinvolti tre personaggi, è naturale scriverlo. Infine che la tecnica dei musicisti è ottima, che tutto, davvero ogni cosa, dai dialoghi alla produzione fino all’esecuzione passando per la grafica è riuscitissimo e gli incastri sono perfetti, posso proclamarlo.
Questo disco è un miracolo!
E’ tale per il coraggio di immortalare un’idea di musica che forse, nei gusti di molti italiani ormai è posta in secondo piano. Per la determinazione e la risolutezza dell’autore che, per ovvi motivi, non punta in nessun modo alla commercialità o al lucro ma soltanto alla trasposizione di un sogno, il suo. Per la passione profusa da tutti gli interpreti, nessuno escluso, percepibile in ogni nota e che contribuisce alla riuscita di una fatica che merita di entrare nelle memorie uditive di quelli che lo ascolteranno. Non importa quanti saranno ad avere l’onore di ascoltare Rebis, conta che chi lo farà entrerà in un percorso onirico e si renderà conto davvero che quella che sta vivendo è si una propria visione, intima e personale, ma nel contempo rappresenta il viaggio di ognuno di noi.
Ho letteralmente navigato attraverso le note ed i testi, mi sono identificato nei personaggi e nelle loro avventure. Forse non ho traslato i miei sogni durante l’ascolto. O forse si? Ecco, questo è il concetto chiave di ciò che rappresenta Rebis: farsi domande, viaggiare con la mente, ascoltare, avere dubbi, credere di essere giunti ad un senso, ad una meta, per poi rendersi conto che siamo di nuovo al punto di partenza. Psichedelia pura trascesa in sensorialità. Perfetto. Questa mia non è evidentemente una recensione come dovrebbe essere ed è così perché voglio che sia un tributo ad una meraviglia sopra le righe e anticonvenzionale,visionaria e senza tempo.

Pier-X
Voto: 9/10

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One Thought to “Bridgend: Rebis, ovvero la nostra NON-recensione di un sogno | (Review: Pier-X)”

  1. […] del progetto. Scopri qualcosa in più su di loro leggendo anche la recensione dell’album Rebis e l’articolo a loro […]

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