Degrees Of Truth: le radici di un successo con “The Reins Of Life” (review: Marco Durst)

Degrees Of Truth

L’Italia è un terreno fertile nel quale trovare le radici di un ottimo sound. E a dimostrarcelo sono i Degrees Of Truth: una band formata da cinque strabilianti membri, che con le loro capacità tecniche e il loro mordente Symphonic Prog Metal hanno piantato il seme di un roseo futuro. Formata nel 2015, la band è stata costantemente alla ricerca di nuovi suoni, analizzando e sperimentando mix con diverse sonorità, fino a dar vita al loro primo singolo dal titolo “The World Beneath My Feet”; Da qui, il loro progetto prende forma e nel giro di pochi mesi partoriscono il loro primo full-length “The Reins Of Life”, sotto le ali dell’etichetta Underground Symphony Records, e la supervisione degli ingegneri del suono Oscar Mapelli e Diego Cattaneo. L’album è ricco, completo, con una corposità eccellente e un profondo lavoro alle spalle; Elementi fondamentali per dar vita ad un successo.

L’electro sound di “Pattern” è l’intro perfetta per l’intero album, i suoni campionati e gli effetti sintetizzati creano la giusta atmosfera per dare una forma all’intero progetto.

Finite Infinite” apre le porte alle prime idilliache note di un pianoforte, che vengono accarezzate dalla soave voce della frontgirl, prima che i riff di chitarra facessero il loro ingresso trascinandosi dietro il possente sound della band; Variopinti suoni orchestrali deliziano l’udito dell’ascoltatore, dando un tocco magico a questo viaggio.

Il primo prog comincia a farsi sentire attraverso l’enfatizzante “The Reins Of Life”, che con un intro stesa come un tappeto rosso, accoglie la meravigliosa ritmica della band; Nel pezzo risiede la pura magia di ottime sonorità, costantemente concentrata a sprigionare l’essenza di un symphonic metal profondamente strutturato; Undici minuti di perfezione.

Ma ci si accorge subito che questa perfezione non svanisce, porgendo su un piatto d’argento la teatrale “Evolution”: una track corposa, idilliacamente strutturata da un adrenalina sonora priva di eguali; Il mix strumentale unito al digitale non è mai stato così composto; Una vera e propria evoluzione del genere.

L’animo si acquieta alle prime leggiadri note di “Civilization”, prima che la maestosa dote vocale della singer faccia sgorgare i cuori più pietrificati e l’intera band riempia le loro vene iniettando pura tecnica strumentale; Ogni track è un pezzo di storia, narrata dall’eterna voce dell’anima, percepibile tramite il sound di questa affascinante band.

Il viaggio mistico continua con l’organo introduttivo di “Subtle Borderline”, seguito maniacalmente da un eccellente chitarra e da penetranti suoni campionati, che prendono per mano il pubblico e l’accompagnano tra gli evidenziati synth di un pezzo scenografico strumentale; Il quadro perfetto dipinto dalle emozioni di questi ragazzi.

E come non dar giusta fama a “The World Beneath My Feet”, che con la sua maestosa struttura sonora da il bentornato alla rovente voce della frontgirl; Un viaggio di sei minuti in un corpo che muta costantemente forma, divenendo sempre più esemplare, pezzo dopo pezzo.

E “Fine Art Of Havoc” è la prova di un mutamento eccellente: stavolta ad accompagnare la dote vocale della frontgirl non è solamente la corposità di una band che sa il fatto suo, bensì la possente voce gutturale che segue ogni singola parola del testo; Una voce infernale che amoreggia con le sonorità del paradiso.

L’animo più oscuro si illumina al suono di “The Grim Lesson”: un gotico piano riempie di emozioni la stanza, facendo trasudare dalle pareti del cuore le sensazioni più profonde, nel contempo in cui la paradisiaca voce della singer le plasma, disegnando i lineamenti della musica, incorniciata da una scenografica ritmica; Un pezzo eterno!

Allo stesso modo si apre “Deep Six”: un pezzo dalla struttura complessa ma lineare, che varia da un alternativo R&B a un prog metal, il tutto con sfaccettature heavy ed electro pop; Un pezzo sperimentale in cui vale la pena di immergersi; è stupefacente come questa band riesca a dar vita a differenti stati d’animo ed emozioni componendoli in note.

Siamo alla conclusione del disco con “Pillar Of Hope”: dieci minuti di paradiso vengono mostrati agli occhi dell’anima, mentre eccellenti sonorità vengono udite dal cuore; La perfetta tecnica strumentale viene racchiusa in questa track, dando vita ad un capolavoro della scena symphonic prog metal.

Cosa dire?! Questa band ha gli attributi! I Degrees Of Truth hanno dato alla luce un perfetto e profondo lavoro sonoro, mostrando al mondo le loro immense capacità tecniche e strumentali. “The Reins Of Life” è pura magia, dosata e spolverata sugli animi del fortunato ascoltatore che avrà modo di perdersi in questo viaggio sonoro, l’inizio di un armonioso futuro.

 

MARCO DURST

8/10

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