Slabber Heavy Metal puro e autentico INTERVISTA

Heavy Metal puro e autentico per una band tutta italiana: gli Slabber!

Il termine “slabber” fa parte di uno slang e rappresenta il suono della band, immediato e d’impatto.
Il progetto nasce da 4 musicisti con esperienza, che vogliono suonare le proprie idee per amore della musica.

Dopo questa breve presentazione vi lasciamo alla nostra intervista!

 

1) Ciao ragazzi! Oggi siamo qui per chiedervi un po’ di cose e per farvi conoscere ai nostri lettori!
Come è iniziato tutto? Le motivazioni? E la scelta del genere?
“Gli Slabber nascono dalle ceneri dei Rapid Fire, band nata nel 1998 uscita con il disco “Scream!” (2004) per Steelheart Records.
Lontani ormai da quei tempi, oggi gli Slabber sono una nuova band formata da 4 musicisti uniti tra loro dalla passione per un tipo di metal che fonde sonorità classiche a parti vocali che Alessandro definisce “istrioniche”.
Veniamo subito alla presentazione dei 4

Alessandro Bottin: voce
Marco Poliani: chitarra e backing vocals
Francesco Valerio: basso
Marco Maffina: batteria

Riguardo la scelta del genere, beh, era una via obbligata: cos’altro potrebbero fare 4 metallari stretti tra i pochi metri di una sala prove?”

2) Le tematiche di cui parlate quali sono?
“Le tematiche affrontate sono molte, il più delle volte slegate tra loro, per scelta. Personalmente, e parlo a nome mio, ovvero Marco Poliani, non ho mai apprezzato i concept album. Li trovo molto vincolanti e, purtroppo, come spesso accade nel fantasy, piuttosto banali. Di draghi e dragoni, fuoco e fiamme, abbiamo già sentito parlare abbastanza….al confine col ridicolo.
Ritornando a noi, gli Slabber parlano tendenzialmente di tematiche umane e sociali.
Mi viene in mente “Unmoved”, un testo di vana preghiera. Un uomo che, nella vita, preferisce rimanere immune e immobile dinanzi al tema della religione. Ma anche un uomo che, davanti a questa scelta, ricorda di avere paura. Ancora molta paura.
Altro testo al quale sono molto legato, forse per la sua brevità, è “Violent Man”. Un uomo che, verso la fine del suo percorso, perso nella solitudine decide di uccidere il suo nemico…senza sapere a chi rivolgersi e con quali armi.
In “Connection To Nowhere”, invece, affrontiamo un tema di carattere informatico: miliardi di bit che ogni giorno ci attraversano per andare dove non si sa. Eppure sulla luna siamo già stati nel ’69.
Potrei parlare a lungo dei testi di “Colosotrum” ma temo che l’attenzione di un medio lettore moderno tenda a sfuggire. Purtroppo!”

3) Quali sono le vostre fonti d’ispirazione?
“Domanda molto difficile alla quale dubito di saper rispondere. Non abbiamo band di riferimento particolari, cerchiamo di fare del nostro meglio, con impegno e dedizione.”

4) Cosa ne pensate dell’underground italiano e del boom del pay to play?
“L’undeground italiano non ha spazio, non gli viene dato. Ed è veramente difficilissimo riuscire a ritagliarselo. Forse, ma dico forse, solo chi decide di passare tutta la vita davanti ai social, tra uno spam e l’altro, può riuscire ad ottenere qualche feedback positivo. In alternativa, sarebbe meglio darsi alle cover…ma gli Slabber hanno sempre evitato quella direzione…che rappresenta la morte della musica. Delle idee. Dell’arte. Dell’individuo. E, infine, dell’uomo.
Riguardo il “pay to play”, penso che sia una vergogna. Una vergogna marcia! Forse sarebbe meglio la mela avvelenata di Adamo ed Eva.”

5) Qualche novità in vista?
“Assolutamente si, più di una. Siamo in procinto di girare un videoclip e stiamo già lavorando alle nuove canzoni, alcune delle quali sono già interamente finite. Manca solo la sessione di registrazione in studio per darne concretezza.
Infine, qualche live nel breve periodo. Stay tuned!”

6) Quali effetti usate per avere questo sound?
“Siete liberi di non credere ma la risposta giusta è “nessuno”. Il suono di chitarra lo si ottiene grazie ad una ESP equipaggiata con pick-up seymour duncan, più orientati verso sonorità hard rock che metal. Sono un grande fan di ampli ENGL. Da anni li uso…e da anni li adoro. Nella fattispecie, ENGL Powerball, prima serie…ormai datata.
Quindi niente effetti, solo chitarra, cavo, ampli e distorsione. In fondo è heavy metal. E’ tutto ciò che basta!
Basso idem. Voce? Microfono! Qualche riverbero e delay sparso qua e là. E compressione!
Batteria? So che il “Mcfin” usa le bacchette.
Le chitarre tendono ad essere piuttosto taglienti, il basso corposo, la batteria molto presente con la grancassa. La voce è incalzante nel genere e Alessandro interpreta le canzoni conferendo loro melodie che si stampano nei cervelli degli ascoltatori. Alcune canzoni, tipo in “Riot Day”, molto affilata e acuta, altre invece, come ad esempio in “Unmoved”, molto più teatrale e avvolgente.
Le canzoni vengono composte principalmente dal sottoscritto, poi arrangiante durante le sessioni di prova dove ognuno apporta il proprio contributo/esperienza.
Il sound del disco e della produzione è stato affidato a Mattia Stancioiu @ Elnor Studio.”

7) Descriveteci come vedete il metal moderno con 3 aggettivi!
“Aggressivo. Piatto. Freddo.
Senza anima (lo aggiungo io).”

8) L’ultima parola a voi….
“Non mi avete chiesto un po’ di cose. Le aggiungo io:
“Colostrum” è un disco da digerire al primo ascolto. 38 minuti di velocità ad elevata pressione acustica.

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Grazie per averci letto. Ascoltate gli Slabber. Al mattino sono meglio di un pocket coffe!”

 

Grazie a voi ragazzi!

 

Vogliamo chiudere quest’intervista con il video del brano “Blood in the Nation”.
Fateci sapere cosa ne pensate e BUON ASCOLTO.

#StayRock

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