Starsick System “Lies, Hopes & Other Stories”: Montagne Russe di Emozioni | (Review: Wolf89)

Starsick system Lies, Hopes & Other Stories

Si sa che l’inizio è sempre una faticaccia, come quando in Pokemon Rosso dovevi scegliere tra Squirtle e Bulbasaur, ma alla fine il grande passo lo devi comunque fare. Proprio per questo oggi parleremo di una band emergente chiamata Starsick System e del loro ultimo album “Lies, Hopes & Other Stories“.
Andrò con calma…le emozioni devono essere nitide e cristalline.

Il tutto si apre con “Nebulous“, traccia che sottolinea ad ampio raggio il fascino del mistico, mentre una decisa voce d’archi accompagna fino alla fine questi semplicissimi 132 secondi di traccia. Riesce a farci immergere quasi in un orizzonte di eventi che ci catapulterà verso una nuova emozione.

I am the Hurricane” per l’appunto; canzone che viene buttata a getto, con l’intento di farci cadere in una dimensione parallela dove tutto sembra così nitidamente surreale. L’ampiezza vocale gioca a rincorrere una chitarra nitidamente pulita, soprattutto nell’assolo, dove scivoli di note vengono suonati con la leggiadria di una ballerina classica. Un ottimo omologato di potenza e pulizia: chitarra leggiadra, batteria decisa che tiene il ritmo ed allo stesso tempo aspetta una voce pronta ad esplodere, mentre il basso ricorda un tempo da seguire alla lettera…un tutt’uno insomma.

Bulletproof“, canzone che gioca sull’emozione più impulsiva…la rabbia per l’appunto. Una rabbia che ci spinge ad intraprendere una corsa senza freni o, se vogliamo dirla tutta, che fa nascere un’irrefrenabile voglia di bruciare.
Insomma una canzone che ricorda “Savior” dei Rise Against the Machine, con un’ombra di “Jeremy” dei Pearl Jam…una canzone che ci fa tornare il ricordo di quando avevamo 17 anni e tutto andava storto e mamma ci gridava di crescere…ma alla fine, lo sappiamo anche noi…perché cambiare?

Sinner“, invece, è un’altalena di emozioni: essa mette in luce il desiderio di esprimere a pieno, con parole mai dette, la voglia di vivere che tutti abbiamo, che però è bloccata da catene troppo forti da frantumare. Catene che sono palpabili al 101% nell’ultima strofa, ma che, nel ritornello finale, scompaiono permettendoti di gridare al mondo la tua voglia di libertà. Insomma, se si chiudono gli occhi possiamo sentire nitidamente le stesse emozioni che Kurt Cobain inneggiava ad alta voce…solo dette con un po’ più di calma. 😉

The Promise“, canzone che spalanca le braccia alla promessa…ma quale?
Non si sa bene. C’è chi di voi cerca la soluzione più logica (l’amore per l’appunto), ma a mio parere è un grido che scandisce “NOI RIUSCIREMO”; un grido che si espande nell’universo Rock e sottolinea la voglia di lasciare il segno, ora e per sempre, che tale band ha come obbiettivo.

Scars” colora l’aria già a primo impatto, mentre sfumate di fantascientifico si posizionano prima dell’entrata vocale.
Tutto risuona come continue montagne russe: prima la calma della voce, poi quel “Remember who you are” che apre le danze ad un assolo di note assidue, ma allo stesso tempo tirate a lucido, il cadere per pochi secondi in un baratro vocale e finire con il risalire la china attraverso un misto di tutti e 4 gli elementi…il finale scandito solo dalla batteria.

Everything and More“, canzone che cambia tutte le regole del gioco e ci catapulta in un rock tranquillo e spensierato all’insegna di un brano malinconico, ma allo stesso tempo libero. Brano, che a mio parere, colpisce nel segno e fa ritrovare quella pace che perdiamo quando siamo a contatto con brani ruvidi in grado di scacciare le nostre incertezze. La classica risuona e sembra fondersi con la dolcezza di quegli archi che nel finale firmano il completamento della canzone.
A mio parere, la migliore dell’intero album, poiché riesce a trasmettere quel momento di pace che tutti noi cerchiamo dopo assidue canzoni all’insegna dello sfogo.

Come One, Come All” colpisce a primo impatto, come un Doom che, esplodendo dentro la carne, è in grado di farci ricordare la collera che pervadeva i “Three Days Grace”. Canzone che ci getta di netto dentro una guerra creata da noi stessi.
Un continuo mix tra repressione e libertà, che sboccia in un assolo capace di farci venire la pelle d’oca per cotanta adrenalina generata…insomma, un’overdose di metadone fino all’ultima nota.

Perfect Lie” è uno scivolo che, imperterrito, corre verso l’ignoto infinito, capace di risucchiarti per poi sputarti come una Big-Babol verso l’incerto. Un qualcosa di esplosivo, che innesca la voglia di rischiare, di trasmettere un tornado di emozioni che ti portano a strafare e a dimenticare i tuoi limiti a favore dell’eccesso.
La chitarra vola alta, l’assolo diventa una scarica da 10.000 volt e la ritmica della batteria sembra il trotto di un cavallo verso il traguardo. La voce, come sempre, sottolinea la voglia di infrangere le regole della monotonia, per gettarci verso un party continuo all’insegna del sesso e della birra a fiumi.

Dopo “Perfect Lie” troviamo “Hope“, canzone che porta una tranquillità quasi del tutto inaspettata. Una canzone che ci fa dimenticare tutto il percorso per ora tracciato, una traccia che apre nuove strade verso uno spazio di emozioni nitidamente toccanti per le corde del nostro cuore. Il ritmo che ne fuoriesce e la melodia scaturita sembrano andare a braccetto con la voglia di amare.

Il tutto viene concluso con “You Know My Name“, canzone di Chris Cornell rifatta magistralmente. Essa ultima degnamente un album che, a mio parere, apre molto bene le porte ad un gruppo che ha ancora ed ancora molto da dare.

Insomma in totale 7 stelle su 10! Aspetto il loro prossimo lavoro all’insegna del vero e sano rock.

Wolf89

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