Anniversari del Rock – 23 Marzo: Joni Mitchell e Iron Maiden

Joni Mitchell - Iron Maiden

Rieccoci con un nuovo appuntamento con “Anniversari del Rock” di Rock’s Temple e delle “Interviste di Nick“. Questa volta a meno di una settimana di distanza dallo scorso articolo sui Genesis e Van Halen del 17 Marzo. Oggi 23 Marzo abbiamo 2 artisti molto diversi tra di loro per genere e storia: Joni Mitchell e gli Iron Maiden.

Non indugiamo oltre, ed ecco riassunta la loro storia e l’uscita storica che oggi festeggiano.

 

Joni Mitchell: Chalk Mark in a Rain Storm (1988)

Partiamo al femminile con una diva della musica Folk. Stiamo parlando di Roberta Joan Anderson, conosciuta da tutti come Joni Mitchell. Di origini canadesi, la sua carriera inizia nel 1964, all’età di 21 anni, dove muove i suoi primi passi nel mondo della musica a Toronto, all’epoca crocevia della musica Folk, suonando in centri commerciali e locali. Qui ha l’occasione di incontrare e conoscere altri grandi artisti all’epoca sconosciuti, come Neil Young e Leonard Cohen.

Nel 1965, incontra il musicista Chuck Mitchell, con il quale si sposa e si trasferisce a Detroit, formando un duo folk che in breve tempo diventa il più famoso della città. Nel 1967, Joni decide di trasferirsi a New York, per cercare di far fortuna con una carriera da solista ed è qui che inizia il suo vero successo. Grazie al suo rapporto con David Crosby, ex Byrds, un anno dopo, nel 68, esce il suo primo album da solista “Song to a Seagull” (che ha già compiuto 50 anni). La sua notorietà diventa da allora crescente, tramite partecipazioni a spettacoli ed eventi di spicco. Anche il mancato Woodstock non le impedisce di comporre un omonimo brano che diventerà simbolo di tale manifestazione.

Quello degli anni 70 è un periodo difficile per la cantante, di forti incertezze e crisi personali. Nel 1970, vince il suo primo Grammy con l’album “Clouds“. Al 1971 risale invece l’album “Blue“, che diventa un’altra hit. La Mitchell si sente in gabbia, vincolata dal successo ottenuto e dall’icona hippie diventata e desidera potersi liberare da queste etichette. E’ verso la seconda metà del decennio che quindi decide di dare un cambio al suo stile, mettendo a nudo una parte di se, e arricchendo la propria composizione con accordi più complessi e sfumature melodiche e armoniche più Pop. Vedono la nascita lavori come “Court and Spark” o “The Hissing of Summer Lawns“. Alla fine degli anni 70, Joni collabora con Neil Young e successivamente con Charles Mingus, avvicinando il suo lavoro sempre di più al Jazz. E’ la volta dei dischi “Hejira“, “Don Juan’s Reckless Daughter” e “Mingus“, lavori estremamente pieni di sperimentazioni e improvvisazioni.

La prima metà degli anni 80 segna il ritorno dell’artista alle sonorità Pop Rock, grazie alla passione scoperta per la musica dei Police e di Sting, mentre nella seconda metà ritorna alla sperimentazione, questa volta di un genere più improntato verso l’elettronica Il suo incontro con Peter Gabriel, avvenuto in quegli anni, arricchisce enormemente la sua produzione. Gli anni 90 sono invece un ritorno alle origini per la Mitchell, mentre il nuovi millennio segna un forte calo della sua produzione discografica che sfocia in un arresto nel 2007.

 

Joni Mitchell - Chalk Mark in a Rain Storm

A compiere 30 anni è il suo 13° album, “Chalk Mark in a Rain Storm“. Disco nato in uno dei periodi di sperimentazione della cantante, si tratta di un lavoro che vede un gran numero di partecipazioni in collaborazione. Non possiamo mancare di parlare di Peter Gabriel in “My Secret Place“, Willie Nelson in “Cool Water“, Don Henley in “Snakes and Ladders“, Billy Idol e Tom Petty nella traccia “Dancin ‘Clown“.

I temi più ricorrenti sono sul massacro dei nativi americani e sulla Seconda Guerra Mondiale, ma non mancano anche canzoni più intime e d’amore. In un’intervista rilasciata a proposito dell’album, all’epoca la Mitchell disse: “Ho scoperto che quando il tuo obiettivo non è più di trovare un compagno, hai un senso più elevato della comunità, e sono diventata un po’ più politica, ma non troppo penso“.

Chalk Mark in a Rain Storm” si è piazzato alla posizione 45 della Billboard 200, ed alla posizione 32 con il pezzo Snakes and Ladders nella Mainstream Rock Tracks sempre di Billboard.

 

Iron Maiden: Virtual XI (1998)

Iron Maiden

Si passa dal leggero e calmo Folk al puro e duro Heavy Metal, con gli Iron Maiden.

Nati nel 1975, nel pieno dell’era della New Wave of British Heavy Metal, sono considerati tra i maggiori esponenti del loro genere. La loro prima formazione, sotto la guida del bassista Steve Harris, presenta uno stile musicale simile al Punk, ma solo in apparenza, diventando l’alternativa meno commerciale ai Sex Pistols e Clash famosi all’epoca. Dopo vari cambi di organico e aver trovato una certa stabilità col cantante Paul Di’Anno e il batterista Doug Sampson, la band vede la sua fama crescere, con i propri demo trasmessi in radio e recensiti sulle riviste e ben presto a fare da spalla ai più famosi Motorhead.

Negli anni 80, scoppia il successo del gruppo con l’omonimo album d’esordio, ricordato per brani come “Prowler“, “Running Free“, “Phantom of the Opera” ed “Iron Maiden” e che raggiunge ben presto il 4° posto nelle classifiche britanniche. Dopo il primo tour mondiale, insieme ai Judas Priest, è la volta del secondo album “Killers“, ma anche di un nuovo cambio di formazione, con Adrian Smith alla chitarra e Bruce Dickinson come cantante. E’ con questi nuovi membri che nel 1982 vede nasce “The Number of the Beast“, considerato non solo uno dei più significativi lavori della band, ma uno dei più importanti e rappresentativi nella storia del Metal. Questa volta, segue un nuovo tour dove sono loro i protagonisti indiscussi. Dopo un lungo numero di concerti e un periodo di riposo, la seconda metà del decennio vede la nascita di nuovi album, caratterizzati dall’implementazione dei sintetizzatori, che all’epoca andavano di gran moda e vedono la luce “Somewhere in Time” e “Seventh Son of a Seventh Son“.

Gli anni 90 vedono il cambio di un altro membro della formazione, dove Janick Gers, ex Deep Purple, prende il posto di Adrian Smith. Dopo “No Prayer for the Dying” e “Fear of the Dark” e la volta di Dickinson di abbandonare la band e al suo posto entra in scena Blaze Bayley come nuovo frontman con cui lo stile dal gruppo cambia nuovamente, divenendo più cupo ed intimo, come dimostrato in “X-Factor“. Tale nuova formazione duro solo per 6 anni, dal 93 al 99, fino al ritorno non solo di Dickinson, ma anche di Smith.

All’alba del nuovo millennio, il gruppo ricomposto vede così la sua formazione definitiva ed è pronto a far conoscere un sound potente, misto tra Rock e Metal, Progressive e Hard, che ha conquistato tutti i fan. Oggi, insieme ad altri gruppi come Judas PriestVenom e Saxon vengono reputati come colonne portanti del Metal. La loro musica hai influenzato e ispirato altri celebri artisti come i Metallica e gli Slayer. Con ben 34 album pubblicati, hanno venduto quasi 100 milioni di dischi in tutto il mondo. Il loro successo gli ha valso numerosi riconoscimenti, tra i quali il 4° posto nella MTV Top 10 Greatest Heavy Metal Bands.

 

Iron Maiden - Virtual XI

E’ il loro 11° album, “Virtual XI” a compiere il 23 Marzo un importante anniversario. Secondo ed ultimo lavoro discografico composto nell’era di Bayley, si tratta di un disco sperimentale, caratterizzato dalla ripresa dello stile del precedente “Somewhere in Time“, ma con un grande arricchimento di tastiere, suonate per altro anche da Steve Harris. Incentrato sull’essere intrappolati in un mondo virtuale, l’immagine di copertina, che contiene un rimando calcistico, è dovuto alla smodata passione del bassista e di altri della band per il calcio professionista. Dall’album sono stati tratti singoli come “Futureal” e “The Angel and the Gambler“.

Nonostante il successo e l’apprezzamento di alcuni dei suoi brani (tra i quali quelli citati), “Virtual XI” è stato bocciato dalla critica e definito come un fallito tentativo di tornare allo stile e ai fasti del passato. Insomma, a parte quelle eccezioni qui e li, non c’è stato nulla di memorabile nell’album, ma si tratta comunque di un vincitore del Disco d’Argento.

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