Anniversari del Rock – 31 Marzo: Chuck Berry e Red Hot Chili Peppers

Chuck Berry - Red Hot Chili Peppers

Eccoci con un nuovo appuntamento con “Anniversari del Rock”, di Rock’s Temple. Dopo lo scorso e bizzarro appuntamento del 23 Marzo, torniamo oggi 31 Marzo per concludere il mese con due straordinari artisti della storia e le loro importanti uscite che compiono un importante anniversario.

Eccovi Quindi, per l’ultima tappa di Marzo Chuck Berry e i Red Hot Chili Peppers.

Chuck Berry: Johnny B. Goode (1958)

Iniziamo con un’icona storia della musica rock, un vero e proprio pezzo di storia e che ci ha lasciati da solo un anno: Charles Edward Anderson “Chuck” Berry. Nato nel 1926 a Saint Louis e cresciuto in una famiglia di ceto medio, ebbe la possibilità di coltivare la sua passione per la musica sin da giovane. Agli inizi degli anni 50, Berry suonava con vari gruppi in numerosi locali di St. Louis come secondo lavoro. Nel 1953 iniziò una collaborazione col pianista Johnnie Johnson, con cui suonava musica Country anziché Blues.

Nel 1955 su raccomandazione di Muddy Waters iniziò a registrare con la Chess Records. Qui ebbe inizio il suo successo e la sua leggenda. In quegli anni, Berry incise alcuni dei brani più famosi dell’epoca e in generale della storia del rock. Parliamo di “Maybellene”, “Roll Over Beethoven”, “School Days”, “Rock and Roll Music” “Sweet Little Sixteen”.

Negli anni 60, col la British Invasion in atto, Berry fu al centro dell’attenzione. Molti gruppi ed artisti lo presero ad esempio e realizzarono cover dei suoi pezzi. Parliamo di celebri artisti come i Beatles, i Rolling Stones e i Beach Boys. In questo periodo, Berry realizzò alcuni singoli e registrò 5 album nuovi, anche se non ebbero il successo dei precedenti.
Negli anni 70, Chuck tornò sotto i riflettori. Grazie al brano “My Ding-a-Ling”, riscosse un enorme successo e rimase al primo posto delle classifiche per settimane.
I suoi dischi successivi “Chuck Berry” e “Rock It” sono stati poi i suoi veri ed ultimi album in studio.
Dagli anni 80 in poi, Berry ha continuato ad esibirsi in numerosissimi concerti, tra i 70 e i 100 all’anno. Egli ha continuato a proporre i suoi vecchi e più amati classici di successo degli anni 50. Ha suonato al fianco di alcuni dei più grandi artisti moderni fino alla fine della sua vita.

Berry è universalmente considerato come un pioniere della musica Rock. Il suo stile, nato dall’unione di elementi BluesBoogie e Country ha influenzato tutti i più grandi artisti rock a lui contemporanei e dei decenni successivi. I suoi testi hanno sempre affascinato i teenager e il suo stile di chitarrista, pur non essendo perfetto, è diventato un punto di riferimento e molti vi si sono ispirati. Le sue movenze, definite come “Duck Walk” duranti gli assoli e i riff sono diventate un’icona.

Berry è sempre stato un’artista molto impegnato. Egli ha continuato suonare per tutta la vita, portando sulle spalle una carriera di 65 anni. Durante questo periodo ha pubblicato oltre 50 album. Molte sono le onorificenze ottenute durante questo lungo percorso artistico. I più importanti sono sicuramente il Grammy Lifetime Achievement Award, il Kennedy Center Honors, le 7 nomination di Time tra i 10 migliori chitarristi di sempre. Berry è stato incluso anche in molte classifiche di Rolling Stones, come al  posto tra i 100 migliori artisti di sempre e al  posto tra i 100 migliori chitarristi.

 

Ciò che compie un anniversario di ben 60 anni, non è un album, bensì un singolo, forse il più famoso e celebre da lui realizzato:“Johnny B. Goode”. Composta nel 1955, il pezzo è un chiaro riferimento autobiografico alla storia dell’artista, raccontando il sogno americano a modo suo: un ragazzo di campagna senza cultura, che diventa famoso grazie alla sua straordinaria abilità con la chitarra. Come se non bastasse, Berry è nato a Goode Avenue, a Saint Louis. La canzone fu inizialmente ispirata da Johnnie Johnson, il pianista della band di Berry, ma trasformata in un brano a se principalmente da Berry stesso. Johnson ha suonato su molte altre registrazioni di Berry, ma Lafayette Leake ha suonato il piano su questa canzone.

Il riff di chitarra di apertura di “Johnny B. Goode” è essenzialmente una copia nota per nota dell’assolo di apertura di Louis Jordan in “Is not That Just Like a Woman” interpretato dal chitarrista Carl Hogan. L’intro e l’assolo di chitarra non vengono suonati contemporaneamente; Berry ha suonato le parti introduttive insieme alla chitarra ritmica e successivamente ha sovrinciso gli assoli.
Il singolo ebbe cosi tanto successo che successivamente furono composte altre quattro canzoni sul personaggio Johnny B. Goode “Bye Bye Johnny”, “Go Go Go”, “Johnny B. Blues” e “Lady B. Goode”.

Considerato come un brano simbolo del Rock and Roll e ormai un simbolo della cultura musicale stessa, omaggiato da numerosissime cover e riferimenti, Johnny B. Goode è stato vincitore del disco d’oro, oltre che posizionarsi nella Top Hit 100 di Billboard e classificarsi al 7° posto nella lista delle 500 migliori canzoni di sempre e al 1° posto in quella dei migliori brani per chitarra di Rolling Stones.

 

Red Hot Chili Peppers: Under the Covers: Essential Red Hot Chili Peppers (1988)

Red Hot Chili Peppers - Logo

Seguono dopo dei miti della musica degli anni 80-90: i Red Hot Chili Peppers. Gruppo fondamentale nella storia della musica, hanno nel loro repertorio una vastissima gamma di generi musicali (Funk, Rap, Hard Rock, Heavy Metal, Punk rock e successivamente Alternative Rock e Pop Rock). Fondati nel 1983 con il nome di Tony Flow and the Miraculously Majestic Masters of Mayhemla loro prima formazione comprendeva, insieme agli storici Flea al basso ed Anthony Kiedis come voce, il defunto Hillel Slovak come chitarrista e Jack Irons come batterista. All’uscita del loro primo e omonimo album nel 1984, tuttavia, furono Jack Sherman e Cliff Martinez a prendere il loro posto.

Se il primo disco non ebbe il successo sperato, il secondo “Freaky Styley” (1985) riuscì quantomeno a definire in modo più sicuro lo stile del gruppo. Fu il terzo album poi “The Uplift Mofo Party Plan” (1987) ad iniziare a riscuotere vero successo, finendo nella classifica di Billboard, grazie al successo del brano “Fight Like a Brave”. Questo periodo è segnato da numerosi problemi con la droga che condizionano la band, nonchè la morte e l’abbandono di alcuni dei suoi membri. I tempi dell’arrivo del vero successo erano vicini e per il loro decisivo line up, i Red Hot presero tra le loro file Chad Smith alla batteria e il giovanissimo John Frusciante alla chitarra, che all’epoca aveva solo 18 anni.

Il 1990 è l’anno dell’inizio della consacrazione del gruppo. Passando ad un sound più vicino al metal e con l’appoggio della Warner Bros, presto pubblicarono “Blood Sugar Sex Magic”, considerato il capolavoro della band e uno dei più importanti album rock di tutta la storia, che con l’appoggio del singolo “Give It Away”, vincitore di un Grammy Awards, fece diventare i musicisti tra i più famosi, amati e mainstream dell’epoca. Segue poi una parentesi dove Frusciante si allontana per problemi di droga e dopo una serie di sostituzioni, la sua assenza viene compensata da Dave Navarro, con cui i Red Hot partecipano al festival di Woodstock del 1994 e incidono “One Hot Minute“. La sinergia col nuovo chitarrista era tuttavia scarsa e una volta disintossicato, i compagni accolsero a braccia aperte Frusciante, con cui incisero nel 1999 “Californication”, il loro più grande successo commerciale, famoso per brani come “Scar Tissue” e “Otherside”, oltre che dall’omonime title track.

Nel nuovo millennio, la band, ormai sulla cresta dell’onda del successo, alterna tour e spettacoli a sessioni di registrazioni in studio. Le loro uscite di quegli anni sono tutte storiche e da record, come “By the Way“, debuttato al secondo posto nelle classifiche statunitensi e “Stadium Arcadium” che arrivò al primo. Dopo un anno di pausa, nel 2009, John Frusciante abbandonò nuovamente e stavolta definitivamente il gruppo e con Josh Klinghoffer come nuovo chitarrista i Red Hot vedono comporsi la loro ultima formazione ed entrare nel loro ultimo periodo.

Data la loro lunga carriera, hanno potuto sperimentare più stili musicali e hanno subito anche vari cambi di formazione. Tuttavia, alcune cose non sono mai cambiate, come l’amore per artisti come Jimi Hendrix o le classiche improvvisazioni durante le esibizioni. I loro testi, scritti in particolare dal cantante Anthony Kiedis spaziano su una grande varietà di argomenti. Amore, romanticismo, sesso, droga, alcolismo, amicizia, angoscia e spesso anche un po’ di nonsense. Con 17 album pubblicati, hanno venduto oltre 100 milioni di dischi e sono entrati nella Rock and Roll Hall of Fame. I Red Hot sono senza dubbio diventati non solo delle icone del mondo della musica, ma anche della cultura moderna.

 


Under the Covers: Essential Red Hot Chili Peppers

A festeggiare il 30° anniversario è un loro album particolare: “Under the Covers: Essential Red Hot Chili Peppers“. Si sa che i Red Hot amano omaggiare i loro artisti preferiti inserendo delle cover nei loro lavori, ma questo disco è un vero e proprio omaggio a tutti i loro ispiratori. “Fire” dei Jimi Hendrix Experience, “Subterranean Homesick Blues” di Bob Dylan. “Higher Ground” di Stevie Wonder, “Why Don’t You Love Me” di Hank Williams e “Tiny Dancer” di Elton John sono tra i principali brani che lo compongono.

Con esso, il gruppo esprime così la sua eccletticità musicale e il suo modo di ritrasformare alcuni classici della musica grazie al loro stile personale.

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