Cold Insight “Further Nowhere”: il death metal accessibile a tutti | (Review: Ktulu)

Cold Insight Further Nowhere il death metal accessibile a tutti (Review Ktulu)

Il nome Cold Insight potrà non dirvi molto magari. Citare, però, “Sébastien Pierre“, ex tasterista degli Inborn Suffering, band death doom francese di ottimo livello, potrebbe aiutarvi a ricordare. (Piccolo OT: se non doveste conoscerli vi consiglio di recuperare le due release “Wordless Hope” (2006) e “Regression To Nothingless” (2012), delle quali dovrete accontentarvi visto il prematuro scioglimento della band). Numerosi sono i progetti nei quali, egli, ha preso parte durante la propria carriera, oltre ai già citati Inborn Suffering, è doveroso un appunto per la sua partecipazione negli: Enshine, Fractal Gates e Lethian Dreams (fino al 2003).
Il disco in questione fu pubblicato nel lontano 2013 in pre-produzione, senza il cantato che potrete apprezzare nell’attuale pubblicazione, per sondare il terreno e capire come il pubblico avrebbe accolto questo progetto.
Visto l’ottimo effetto prodotto, Sébastien Pierre decise di rendere completo “Further Nowhere” chiamando in causa l’ottimo batterista Christian Netzell (ex- In Mourning, ex-Contortion, Vholdghast, Volturyon, Exgenesis), il quale ha reso giustizia allo strumento senza particolari virtuosismi o momenti che rimarranno impressi nella mente, e il suo compagno negli Enshine, il capacissimo chitarrista Jari Lindholm, il quale ha suonato gli assoli nei brani “The Light We Are”, “Even Dies a Sun” e “Distance”.

Il segreto nella riuscita di questo LP? Senza dubbio la semplicità basata su stilemi compositivi non artificiosi e dalla semplice assimilazione, più o meno sempre gli stessi per ogni traccia, e questo non può che essere un enorme punto di forza, vista la complessiva resa dell’album, per un genere ostico a molti come il Death Metal.

Il Francese ha concentrato le proprie esperienze passate in “Further Nowhere“, sfociando in un melodeath che strizza l’occhio ai giganti svedesi degli anni ’90, Dark Tranquillity su tutti, e al death doom degli Swallow The Sun, con il quale egli stesso ha esordito come musicista.

Nessuna novità è vero, l’album non spicca di certo per originalità o per elementi esterni ai generi ai quali si ispira ma, certamente, c’è stata la volontà di puntare sull’emotività, ben descritta dalle melodie di chitarra e tastiera, e sull’ottimo growl di Sébastien, che insieme sono capaci di creare atmosfere sonore marcatamente malinconiche che caratterizzano l’intera durata dell’LP. Ulteriore pregio del disco consiste nella produzione cristallina, che mette in risalto i punti di forza del disco; plauso speciale allo staff del mixing composto da Pierre, Lindholm e Andrew Guillotin (presente anche in alcuni degli altri progetti di Pierre).

Citazione particolare va fatta alla title-track, una strumentale che non potrà non entrarvi nell’anima un’aura di malinconia e “Distance“, pezzo ben strutturato che convince sempre di più dopo ogni riascolto.

I difetti più evidenti del disco sono la durata eccessiva, la quale, a tratti, potrebbe far storcere il naso all’ascoltatore, e la staticità dell’album, che non si muove molto al di fuori della propria comfort-zone.

Nel complesso si tratta di un disco godibile, soprattutto per chi volesse affacciarsi al Death Metal: la dolcezza e la malinconia del disco non potranno non colpirvi sin da principio

Voto “Further Nowhere”:  7+

Recensione di:
Ktulu

Cold Insight – “Further Nowhere” Tracklist:
1. The Light We Are
2. Midnight Sun
3. Sulphur
4. Close Your Eyes
5. Above
6. Rainside
7. Stillness Days
8. Even Dies a Sun
9. Distance
10. I Will Rise
11. Further Nowhere
12. Deep

Related posts

Rispondi