Diatomea: ci presentano il loro debut album / [INTERVISTA]

Diatomea

Scopriamo subito tutti i dettagli sulla band e la speciale intervista che noi di Rock’s Temple abbiamo avuto il piacere di fare ai Diatomea.

 

1. Diamo un caloroso benvenuto su Rock’s Temple ad una band alternative rock il cui nome è “Diatomea”. Ciao Ragazzi, presentatevi e raccontateci qualcosa di voi…

“Ciao, siamo i Diatomea, un gruppo alternative rock/metal di Savona.
Se dovessimo presentarci in due parole potremmo dire che siamo fondamentalmente cinque innamorati della musica che condividono la stessa passione da più di dieci anni.
Sin dalle prime note suonate insieme abbiamo cercato di proporre un rock/metal energico con cantato in italiano, amalgamando le nostre individualità musicali e tentando così di andare oltre il gusto dei singoli, nella convinzione che la fusione e il dialogo tra diverse personalità produca risultati differenti ed originali. La speranza è di
esserci riusciti!”

 

2. Da dove nacque il vostro nome?

“La diatomea è un organismo preistorico, un’alga unicellulare simbolo della vita e dell’individuo.
Una volta fossilizzata, quest’alga diventa un minerale utilizzato nella fabbricazione della dinamite: la diatomea può quindi essere letta anche come metafora di energia e distruzione.
Questa ambivalenza, questa contrapposizione racchiusa nella diatomea, una sorta di fusione di alfa e omega, inizio e fine, ci sembrava ideale per descriverci musicalmente: amiamo infatti fondere sezioni energiche e legate alla tradizione metal e crossover a parti più melodiche e riflessive, ispirate al rock anni 70 e al grunge. La scelta della diatomea è quindi orientata a simboleggiare l’unione di poli apparentemente opposti. E a ben vedere è proprio la tensione tra poli opposti che genere energia.”

 

3. Parliamo adesso del vostro album di esordio dall’omonimo titolo “Diatomea”. Quanto tempo avete impiegato per la sua realizzazione? Siete soddisfatti del vostro lavoro?

“Indicativamente abbiamo impiegato un anno e mezzo per la stesura dei pezzi e per la pre-produzione, mentre per la registrazione vera e propria, avvenuta al Blackwave studio di Genova, abbiamo impiegato circa tre mesi. Parliamo di una/due prove a settimana e di registrazioni ritagliate nei fine settimana: non suonerà molto rock, ma abbiamo tutti un lavoro, alcuni di noi dei figli, perciò non è sempre semplice coniugare impegni, famiglia e musica!
Sulla resa finale non potremmo essere più soddisfatti: l’album suona esattamente come speravamo e Fabio Palombi ha fatto un lavoro eccezionale, suggerendoci un approccio ibrido tra presa diretta e registrazione a tracce separate, in maniera tale da catturare nelle registrazioni l’energia degli arrangiamenti che proponiamo nei live.
Certo, riascoltando le registrazioni c’è sempre quella parte che avresti potuto arrangiare diversamente o che avresti potuto suonare meglio; ma in fin dei conti il bello di una registrazione è che rappresenta un’istantanea di quello che un gruppo è in un determinato momento.
E direi che in questo senso abbiamo centrato il nostro obiettivo: “Diatomea” è una fedele fotografia di ciò che musicalmente siamo oggi, dopo 10 anni di condivisione dello stesso percorso musicale.”

 

Diatomea

 

4. Tra le 13 tracce tutte in italiano che possiamo trovare nel vostro album, ne esiste qualcuna a cui siete particolarmente legati?

“Può sembrare un luogo comune, ma è davvero complicato scegliere una o due tracce tra tutte le tredici. In un’era di mp3, streaming e digital download saremo antichi, ma crediamo ancora nel valore di un album come una storia, una successione di fotogrammi che formano un racconto solo se presi nel loro insieme e che, singolarmente, perdono inevitabilmente un po’del loro significato.
Cercando di rispondere alla domanda potremmo però citare due tracce che ben rappresentano le nostre anime musicali a cui accennavamo in precedenza: Evasione e Vertigine.
La prima crediamo che ben rappresenti la nostra vena più heavy ed energica, con ritmiche aggressive e chitarre pulsanti, la seconda, più delicata e riflessiva, coglie invece una nostra sfumatura se vogliamo più matura ed intimista, più rilassata ed introspettiva. Inoltre queste tracce catturano perfettamente i due temi principali che attraversano i testi dell’album: contestazione e critica dei lati più grigi della società da un lato, riflessione sull’interiorità e l’emotività dall’altro.”

 

5. Quale messaggio vorreste trasmettere al pubblico con questo primo album?

“Sicuramente un messaggio legato alla contemporaneità e alla critica delle storture del mondo in cui viviamo.
Un primo tema a cui si ispirano i nostri testi è infatti la critica alla discriminazione, allo sfruttamento, alla politica corrotta e demagogica, agli ideali di successo come mera ricchezza economica e, in generale, ad un mondo in cui le persone sono spesso più sfruttate che rispettate.
Il secondo tema ricorrente nei testi riguarda invece la trasformazione che la soggettività subisce all’interno di un simile contesto: isolamento, estraneazione, desiderio di opposizione e fuga, ansia.
Crediamo però che non manchino accenni di speranza, di invito all’impegno personale e alla ripresa delle relazioni autentiche. D’altra parte condividere simili temi con chi ascolta significa in un certo senso esorcizzarli, trasformando sfiducia e paura in speranza. In questo senso la scelta del cantato in italiano è per noi sempre stata funzionale alla valorizzazione del messaggio delle liriche, che non può a nostro avviso essere slegato dalle musiche.”

 

6. La vostra musica è stata influenzata o ispirata da qualche artista in particolare?

“Da sempre tentiamo di proporre una musica originale e lontana dai cliché, ma inevitabilmente ognuno di noi porta nel proprio dna i suoi ascolti e, in qualche maniera, ne è influenzato nella stesura dei brani dei Diatomea.
Tutti condividiamo la passione per l’alternative metal e il rock, ma ognuno ha una predilezione per alcuni gruppi o generi specifici, il che crediamo contribuisca a condire i nostri brani con scelte a volte non scontate e, speriamo, interessanti per chi ci ascolta.
Per citare alcuni gruppi di riferimento potremmo nominare i Metallica, i Deftones, i Korn, i Rage Against the Machine, i Pantera, i Sepultura, i Porcupine Tree, i Tool e i Nirvana, ma anche Led Zeppelin, Pink Floyd, King Crimson, CCCP, Verdena, Fabrizio de Andrè… potremmo andare avanti per ore.
In generale crediamo che mantenere viva la curiosità, scoprire ed ascoltare musica eterogenea e variegata aiuti ad arricchirsi con idee differenti, e sia quindi uno stimolo alla creatività ed un aiuto a ragionare in maniera meno stereotipata.”

 

7. All’interno del vostro album c’è una canzone chiamata “Cobain”, come nacque l’idea di realizzare questa particolare canzone?

“L’amore per le canzoni dei Nirvana e l’ammirazione per ciò che Kurt Cobain è riuscito ad imprimere nella storia della musica ci hanno fatto ripensare alla sua figura e alla pretesa – avanzata tanto dalla stampa quanto da molti fan – di ridurre la complessità della sua persona alla mera facciata dell’icona rock. Questo brano è quindi non solo un tributo ad un cantante che è certamente fonte di ispirazione per noi come per migliaia di persone nel mondo, ma anche il pretesto per una riflessione sulla lettura semplificata della figura dell’artista, e della persona in generale, alla luce dello stereotipo e del pregiudizio.”

 

8. Quali sono i vostri progetti per il futuro?

“Suonare dal vivo, perché il live è sempre una gioia indescrivibile per chi fa musica. Naturalmente i prossimi concerti saranno l’occasione per presentare dal vivo il nostro album, nel tentativo di farci conoscere e speriamo apprezzare da un pubblico più ampio.
A breve pubblicheremo poi un singolo estratto da “Diatomea”, accompagnato da quello che sarà il nostro primo videoclip, il che rappresenta per noi una vera soddisfazione, considerando anche il luogo in cui abbiamo voluto
girarlo, a noi molto caro. Non possiamo anticipare nulla, ma vi invitiamo a tenerci d’occhio!”

 

9. Un ultimo saluto…

“Un saluto alla redazione di Rock’s Temple e un sincero ringraziamento per averci dedicato questo spazio. Ci vediamo sotto il palco!”

Qualcosa in più sui Diatomea

È on line il nuovo album della band savonese Diatomea, che festeggia i dieci anni dalla nascita con la pubblicazione del primo full length omonimo. Registrato presso il Blackwave studio di Genova, il disco rappresenta una svolta importante nel percorso del gruppo. Tappa obbligata per un progetto che porta nel nome la propria forza dirompente:

«La diatomea è un organismo unicellulare di origine preistorica. Un’alga che, sedimentando, si trasforma in farina fossile utilizzata per la fabbricazione della dinamite. È simbolo della vita e dell’individuo, che è alla base della società, ma è anche metafora di un’energica opposizione allo status quo. Esplorazione dell’interiorità da un lato e critica e contrasto alla contemporaneità dall’altro: sono questi i temi che ispirano le canzoni del nostro album».

Le tredici tracce di DIATOMEA, tutte con testi in italiano, oscillano tra questi due poli tematici e attingono dal grunge, dal crossover e dal metal, con spunti melodici e psichedelici, per creare un melting pot “esplosivo”. Nella costante dialettica tra ritmiche sostenute e sezioni più distese e sognanti, i Diatomea danno voce alla rabbia contro l’immobilismo sociale e i pregiudizi che pervadono la contemporaneità, senza negarsi momenti maggiormente introspettivi.

In questo primo album, i Diatomea mettono a frutto un percorso di ricerca della propria identità musicale, che ha radici nel rock e nel metal ma non teme di allontanarsi dalla strada maestra seguendo i sentieri dell’ibridazione e della contaminazione di generi. Il tutto in nome del rifiuto di ogni “etichetta” e di ciò che si oppone al cambiamento e alla trasformazione, nella vita come nell’arte.

I Diatomea sono:

Christan Zerilli – voce
Fulvio Siri – batteria
Matteo Siri – chitarra
Mattia Miniati – chitarra
Simone Baccino – basso

Track by track

TUTTO OK
Una critica alla passività del soggetto immerso nella società contemporanea, in cui le preoccupazioni quotidiane e le distrazioni prendono il sopravvento sull’impegno, la partecipazione e l’autenticità dei rapporti umani.

QUANTI SOLDI HAI
Sguardo amaro puntato contro l’ideale di successo inteso come mero arricchimento economico, perseguito senza alcuna considerazione per la moralità e l’integrità personale.

COBAIN
Qual è l’eredità lasciata dal leader dei Nirvana, prematuramente scomparso eppure capace di lasciare un marchio indelebile? La risposta potrà essere tentata solo abbandonando ogni stereotipo e lasciando che la musica parli da sé.

EVASIONE
Frenesia, rincorsa vuota di bisogni fittizi, politica corrotta e individualismo. Immersi in un tale scenario il distacco diventa necessità. Evasione intesa come rifugio nell’immaginazione e nella creatività, come espressione personale di contestazione allo status quo o come rifiuto dell’isolamento del singolo in favore di una riscoperta dell’altro e della relazionalità autentica.

ATTESA
Strumentale. La quiete prima della tempesta!

PERIFERIA
Un grido contro l’ipocrisia e la deriva demagogica di certa politica contemporanea, che fa della menzogna, del razzismo e della diffidenza verso l’altro argomenti privilegiati per raccogliere consensi tra la gente comune (la periferia).

LA FIERA
La Fiera è una favola “noir” ispirata al lato oscuro e misterioso dei caruggi genovesi. La storia si svolge idealmente nel capoluogo ligure, in Vico della Maddalena, dove un intreccio tra amore, vendetta e un bicchiere di troppo finiscono per culminare, inevitabilmente, nel sangue.

REGINA
L’amore non finisce solamente in tragedia, ma può essere complicità e spensierato affiatamento, un tenero abbraccio tra un re e la sua regina.

REPENT
Una citazione warholiana diventa pretesto e metafora del pentimento. Distogliere lo sguardo dal passato e persino rinnegarlo. Ma non per piangere, bensì per rinascere più forti e proiettati verso ulteriori, nuove e inespresse possibilità.

FREGATO
Un momento di paranoia e rassegnazione di chi sa di aver già perso in partenza. Un brutto sogno, un attimo di pessimismo o la triste, dura realtà?

VERTIGINE
A volte il peso dell’esterno è troppo gravoso e finisce per far ripiegare il soggetto su se stesso. È allora che la ragione perde il suo controllo vigile e finisce vittima dell’ansia, di una morsa opprimente che è smarrimento e vertigine.

SUPERTONICO
Lo sguardo rivolto all’interiorità può far emergere lati cupi e debolezze, ma anche la disperazione può trasformarsi in un nuovo inizio. Il brano di chiusura è un monito per ricordarci che, nonostante le crisi più nere, possiamo sempre trovare dentro di noi un’inaspettata forza per risollevarci e riprendere in mano la nostra vita.

DIATOMEA
Outro strumentale

CONTATTI dei Diatomea

Diatomea

Related posts

Rispondi