Le Interviste di Nick – Isolati Fenomeni

Isolati Fenomeni

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Un nuovo appuntamento con la rubrica delle Interviste di Nick, dedicata agli artisti emergenti, per la prima volta su Rock’s Temple. Questa puntata vede ospiti gli “Isolati Fenomeni“, band ormai non proprio emergente, considerando che sono in circolazione dal lontano 2005.

Si tratta di artisti unici, la cui musica non si è mai focalizzata su un campo specifico, ma ha spaziato tra vari generi. Insomma, questi ragazzi si sono fatti le ossa e hanno portato la loro arte un po’ ovunque, suonando e componendo più che mai. In oltre 10 anni di attività hanno partecipato a innumerevoli eventi e manifestazioni e prodotto numerosi brani e dischi. Gli ultimi importanti risultati sono il più recente album “Asteroidi” e il videoclip del singolo “Maladie“, vincitore dei premi per “Miglior video” e “Miglior brano” all’International Tour Film Festival.

Ma qual è stato il percorso che ha condotto questa band fin qui oggi? E dove sono diretti adesso? Abbiamo cercato di scoprirlo in 10 domande:

 

Nick: Come prima cosa, vorrei chiedervi del vostro passato e della vostra formazione artistica. Come siete entrati a contatto con la musica e come avete iniziato a suonare insieme?

 

Isolati Fenomeni: Difficile ricordare il primo approccio alla musica. E’ sempre stata con noi. Crediamo che chiunque nella vita non riesca a fare a meno di far musica abbia avuto un iniziale contatto ancor prima di venire al mondo, ed alcuni tra noi hanno cominciato a fare musica insieme non molto tempo dopo esser venuti al mondo. La sezione ritmica, ad esempio: bassista e batterista si sono conosciuti da bambini, iniziando a prendersi a fucilate (finte) dalle rispettive finestre. Dalle fucilate alle note il passo è stato breve …

 

Nick: Come mai avete scelto proprio “Isolati Fenomeni” come nome per la vostra formazione?

 

Isolati Fenomeni: Un nome piuttosto insolito e di certo non facile da memorizzare, che chiarisce subito quanto (poco) siamo preoccupati del marketing … tuttavia eravamo da un po’ alla ricerca di un’espressione che rendesse l’essenza del progetto senza sacrificare le individualità dei suoi antipodici componenti. Una mattina, ascoltando distrattamente le previsioni del tempo, ci è – appunto – ‘piovuto’ addosso. E’ stato lui a scegliere noi, non viceversa.

 

Isolati Fenomeni - Asteroidi

Nick: Come descrivereste in poche parole il vostro gruppo e la musica che fate?

 

Isolati Fenomeni: Amiamo definirla “Unclassifiable vintage pop”. Si tratta infatti di un sound che, pur ammiccando alla rivisitazione di suoni “storici”, risulta non di meno difficile da inquadrare negli schemi noti, scaturito, come anticipavamo nel rispondere alla domanda precedente, dalle scompagnate esperienze artistiche dei componenti della band: qualcuno viene dal jazz o dal folk, qualcun altro è venuto su a pane e classic rock o r’n’b, altri sono partiti dal funk e non ci siamo fatti mancare perfino i metal addicted.

 

Nick: Il vostro genere è indubbiamente estremamente personale e variegato, frutto dell’incontro ed unione di varie esperienze. Quali sono gli artisti a cui vi rifate maggiormente o che vi hanno ispirato?

 

Isolati Fenomeni: Domanda di riserva? Tutte le volte che ce lo chiedono andiamo in crisi. Ascolti tanti e, come detto, di generi ed epoche le più disparate e forse proprio per questo non riusciamo ad individuare dei progetti artistici di riferimento. Qualcuno ai nostri esordi ci associava ai Koop o a Tuck and Patti, ma questi richiami, come qualsiasi altro, possono valere semmai per uno o alcuni dei nostri brani, o addirittura per parti degli stessi. Diteci voi chi vi ricordiamo e le nostre anime saranno finalmente libere!

 

Nick: State insieme ormai da parecchio tempo e avete accumulato molte esperienze. C’è qualcuna tra queste che ricordate con maggior affetto o che ritenete più importante di altre?

 

Isolati Fenomeni: L’esperienza più importante è sempre quella che non abbiamo ancora vissuto, the best is yet to come … però dobbiamo ammettere che qualche volta ci siamo sentiti molti metri sopra il cielo, come ad esempio quando, oltre ogni nostra più rosea aspettativa, la nostra Maladie, alla sua prima esperienza festivaliera, è stata proclamata Miglior Video e Miglior Brano all’International Tour Film Festival – Video Festival del Mare. Eravamo in sala, non conoscevamo in anticipo i risultati, è stata un’emozione indescrivibile. In una diversa circostanza, anche essere intervistati da Red Ronnie non è stato niente male …

 

Nick: Parliamo [PROPRIO] di “Maladie”, singolo rappresentativo del vostro ultimo album “Asteroidi”. Sicuramente si tratta di un brano dall’atmosfera surrealistica. Cosa potete dirci di questo lavoro?

Isolati Fenomeni - Maladie

Isolati Fenomeni: Fa davvero piacere sentirne per la prima volta definire ‘surrealistica’ l’atmosfera, è un aggettivo che coglie perfettamente il mood della storia: l’affinità elettiva di cui Maladie racconta nasce tra due esseri provenienti da mondi distanti ed alieni, ma che, proprio in quanto così dissimili, possono provare l’ebbrezza, sia pure per ‘un tempo piccolo’, di completarsi l’un l’altro. Situazioni e sentimenti che tutti prima o poi viviamo e nei quali ci riconosciamo, che trovano una manifestazione letterale e piena espressione nel coinvolgente videoclip con il quale i pluripremiati autori Santa de Santis ed Alessandro D’Ambrosi (Buffet, Nostos, Romolo+Giuly) hanno voluto onorare Maladie.

 

Nick: Data la vostra unicità artistica ne conviene che abbiate una certa identità musicale. Quanto pensate che sia importante per degli artisti avere una forte identità personale?

 

Isolati Fenomeni: Avere un sound distintivo e riconoscibile per un progetto musicale è tutto. L’identità personale invece, in primo piano quando si tratti di artisti singoli, in un progetto collettivo deve trovare spazio in misura funzionale ad esso, se non si vuole che il progetto si esaurisca quando anche uno solo dei ‘fondatori’ decida di percorrere altre strade. Gli Isolati Fenomeni, da sempre, funzionano come un’open source: sono frequenti le collaborazioni con altri musicisti ed autori ed i cambi di formazione, che pure ci sono stati, sono vissuti come un’opportunità piuttosto che come un problema. Questo spiega, in parte, la longevità del progetto.

 

Nick: Cosa provate quando fate musica? Cosa vi spinge a dare tutto voi stessi per la musica?

 

Isolati Fenomeni: Avete presente la differenza tra essere morti ed essere vivi? Sicuramente no, d’altra parte non siete mai stati morti. E’ solo un paradosso, che però rende l’idea di cosa significhi per noi fare musica, di come ci sentiamo dalla prima all’ultima nota di un live, di una sessione in studio, di una serata in sala prove: vivi. Un paradosso utile anche a spiegare perché facciamo tutto questo, contro ogni convenienza personale ed economica, perché facciamo qualcosa che alcuni ritengono una perdita di tempo, altri un mero capriccio, altri ancora (e non sono pochi) un diversivo hobbistico, anche un pochino – su, ammettetelo! – squalificante (sono quelli che, quando gli dici che fai musica, “ah, bello,” – reagiscono – “e invece di lavoro cosa fai?”). Ecco, tutto questo, piuttosto che scoraggiarci, ci provoca.

 

Nick: C’è qualche artista con cui vi piacerebbe o vorreste avere il piacere di collaborare?

 

Isolati Fenomeni: Non prendeteci per passatisti (d’altro canto siamo “slave to the vintage”) ma sono quasi tutti polvere, chi da molto, chi da un po’ … ah, per fortuna Hayao Miyazaki c’è ancora, anche se è diventato alquanto riluttante a produrre, ma in futuro chissà!

 

Nick: Cosa potete dirmi sui vostri progetti futuri? E che vette vorreste raggiungere?

 

Isolati Fenomeni: La metafora della vetta è azzeccata: a fronte della soddisfazioni (molte) e dei successi (alcuni) ci sentiamo sempre ai piedi della montagna prima di una scalata … quindi, forse, dovremo impegnarci ad aggiungere consapevolezza del nostro spessore umano individuale e, collettivamente, del nostro spessore artistico. Un cambio di prospettiva dal macro al micro, dal viaggio interstellare, sperimentato con l’album Asteroidi, al cammino interiore, in uno, due, meglio in cinque anni potrebbe portarci ad intravedere dal primo campo base cosa c’è oltre le cime aguzze … Intanto, per tornare dalle metafore al mondo reale, nel mentre accompagniamo Maladie nella sua, fino a questo momento, fortunata circuitazione festivaliera, tra un live e l’altro stiamo lavorando su nuovi brani e gireremo a breve un videoclip per un altro brano estratto da Asteroidi.

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