Movin’ K – L’intervista ad una band emergente della Valle D’Aosta

Movin' K Intervista band emergente Aosta

Movin’ K, band valdostana Rock/ Prog/ Hard Rock. Dal sound particolare e dal significato profondo ti incuriosiranno con la loro musica! (Per saperne di più leggi l’articolo!)

-Raccontateci un po’ la vostra storia e com’è nato il progetto della band.
I Movin’ K nascono come proseguimento di un precedente progetto che ha visto coinvolti il frontman e principale autore Francesco K Epiro e il chitarrista Salvatore Gagliano. Attivi per circa un decennio, i Black Riders (questo il nome della precedente band) ebbero un discreto successo nel sottobosco emergente del prog italiano, con diversi riconoscimenti e premi vinti, ed arrivarono a partecipare al Prog Fest di Vigevano del 1999 come spalla ai Porcupine Tree ed al Festival di Liberazione del 2001 come spalla agli Ustmamo.
Il progetto si chiuse nel 2003, ma non la collaborazione fra i due musicisti che nel 2006 fondarono i Movin’ K insieme al batterista Federico Mongelli ed al bassista Paul Marchesi (poi sostituito dall’attuale bassista Ricky L Sostene). La naturale evoluzione artistica e stilistica della band portò alla creazione del nuovo sound caratteristico degli MK, molto meno legato alla forma classica del prog, e contaminato da elementi di hard rock, elettronica, pop e funk. Il gruppo mantiene comunque l’attitudine caratteristica del prog a non porsi limiti, sperimentando liberamente e senza costringersi a definire un particolare genere di etichetta comunemente riconoscibile, pur presentando una chiara identita’ artistica. L’evoluzione stilistica della band trova il suo maggior compimento con l’ingresso nel 2014 della cantante Maria Rita Briganti, sulla cui voce viene ridefinito ulteriormente il sound, caratterizzato dall’utilizzo di due voci soliste che si alternano e si fondono regalando nuovi e piu’ ampi confini alle canzoni della band.

-Movin K è un nome davvero curioso, ha, per caso, un significato particolare?
Il nome della band gioca sul duplice significato che possono assumere le due parole inglesi: moving indica movimento, principalmente da un punto di vista fisico, ma allo stesso tempo viene utilizzato per definire un movimento interiore ed emozionale, infatti si usa “to be moved” anche per indicare l’essere commossi, l’appassionarsi, il desiderare; la lettera K algebricamente può rappresentare una costante, ma allo stesso tempo la sua pronuncia e’ simile alla pronuncia della parola Key, che significa chiave.
Quindi si creano due opposti, il movimento e la costante, e allo stesso tempo si potrebbe pensare al “muovere la chiave”, quindi trovare la via, aprire la gabbia.
Concettualmente il significato e’ “in costante movimento”, dove il movimento e’ inteso in senso sia fisico che spirituale, esistenziale, emozionale, quindi ricerca, esperienza; e tramite questo “viaggio continuo” ad ogni livello si puo’ trovare il modo per muovere la chiave ed aprire la gabbia che imprigiona il nostro vero essere e tornare ad affermare la propria liberta’ spirituale ed esistenziale.

-Ci sono stati artisti che vi hanno influenzato particolarmente o a cui vi siete ispirati?
Ci sono sicuramente alcuni artisti “classici” che hanno illuminato il nostro cammino artistico con il loro talento e la loro continua ispirazione. In alcuni casi l’influenza e’ riconoscibile in alcune sfumature del sound della band; artisti come Pink Floyd, Dire Straits, Peter Gabriel, Toto, U2 e Sting ed i Police, la cui influenza e’ esplicitamente dichiarata nella canzone “Some Trains Never Come”, sono fonti d’infinito entusiasmo e contaminazione, artisticamente irraggiungibili, ma comunque esempi su cui misurarsi che riversano naturalmente i loro insegnamenti nelle nostre creazioni. Poi ci sono altri artisti che alla superficie possono sembrare lontanissimi dal nostro sound, ma che invece hanno avuto un ruolo fondamentale nella nostra evoluzione stilistica e compositiva; uno su tutti Prince, cui fra l’altro eè dedicato il nostro nuovo album, ma anche Bruce Springsteen, Jimi Hendrix, Keith Jarrett, Mozart. Ci sono poi altri artisti caratteristici di generi musicali che magari il nostro sound sfiora solamente ma la cui influenza e’ comunque importantissima come Rage Against The Machine, Metallica, Led Zeppelin, Pearl Jam, Muse, Dave Matthews Band, Depeche Mode; mentre in ambito prog sicuramente Jethro Tull, Dream Theater e Supertramp. Infine la musica italiana, con cui abbiamo un rapporto sicuramente più tiepido, ma che vede nei compianti Giorgio Gaber e Lucio Dalla due esempi di grande spessore.

-Qual è la maggiore fonte di ispirazione per i vostri testi?
Le parole hanno un importanza fondamentale nei nostri lavori, anzi si può tranquillamente dire che la musica è quasi una necessità di presentare una colonna sonora ad un messaggio intensamente sentito, che riesce a compiersi solo attraverso la sua comunicazione in musica.
L’autore di tutti i testi, Francesco K Epiro, sente da sempre l’importanza di una profonda ricerca spirituale, necessaria a risolvere il continuo conflitto esistenziale che alimenta drammi e passioni del nostro cammino umano, e a curare l’alienazione creata dal senso di inadeguatezza e non appartenenza che subisce chi sente il proprio cuore destinato alla libera espressione di se stesso, e si trova costretto al confronto con una società che esalta la massa conformata e schiaccia il singolo individuo. Altrettanto importante e’ il bisogno di non rimanere inerme alle sempre maggiori tematiche sociali, che devono stimolare in noi uno spirito di tolleranza e solidarietà in cui anche la composizione di una canzone può avere un ruolo attivo, ovvero informare, testimoniare, rappresentare con il canto la voce di chi vorrebbe gridare la sua disperazione e l’affermazione del proprio essere ma viene costretto al silenzio ed all’emarginazione.
Dio è sicuramente la fonte d’ispirazione maggiore dell’autore, dichiaratamente e profondamente Cristiano e fortemente critico verso la chiesa cattolica ed in generale verso le istituzioni religiose e le loro contraddizioni dogmatiche, il loro uso distorto della fede a favore di logiche politiche di potere, i fanatismi ed in generale qualsiasi forma di estremismo, soprattutto quando viene tradotto in forme di violenza fisica, psicologica o culturale. La tolleranza, il dialogo ed il confronto sono basi solide ed incorruttibili su cui fondare la propria fede, ed, in base al personale credo, l’affermazione forte e sentita del Dio cristiano e di Gesù Cristo come guida spirituale viaggiano in parallelo con la sensibilità sociale e l’amore verso il prossimo privo di qualsiasi identità religiosa, razziale o sessuale. Il messaggio dell’autore e’ rivolto a chiunque ed indica il dialogo interiore e personale con Dio come una necessita’ dell’anima, senza forzature in una direzione o nell’altra, ma considerando il rapporto di Dio verso ogni singolo essere vivente qualcosa di assolutamente personale ed esclusivo, in cui ogni singolo individuo deve vedere trionfare le proprie necessita’ prive di qualsiasi condizionamento culturale.
Per questo motivo la forte componente spirituale delle tematiche della band e’ altrettanto fortemente non-religiosa, e l’esplicita identita’ cristiana non corrompe un messaggio che invita ad una ricerca spirituale libera, profonda e sempre tollerante e solidale nei confronti del prossimo, vedendo il confronto come un occasione di crescita e non una possibilita’ di primeggiare.

-Raccontateci l’esperienza più negativa che vi è successa durante un concerto. Quella più positiva?
Un concerto e’ sempre un momento catartico, una celebrazione della nostra più grande passione, la manifestazione più concreta del nostro eterno vibrare in musica, emozioni e pensieri. Quindi e’ più difficile di quanto si possa immaginare focalizzare un preciso momento tanto negativo da primeggiare sulla gioia dell’esprimere su di un palco il nostro essere artistico. I momenti negativi riguardano più facilmente aspetti tecnici, situazioni foniche estreme, cambi palco da primato olimpionico, suoni che sai che esistono anche se non riesci a sentirne manco l’eco, ed altri suoni di cui non immaginavi l’esistenza ma ti trapanano il cervello con invidiabile costanza e determinazione. Parlando di questo ultimo anno ricordiamo con orgoglio il palco dell’Arezzo Wave Love Festival, che aveva pero’ l’unico difetto di non avere una copertura e, suonando alle 5 di pomeriggio di inizio luglio in un campo all’aperto, il Sole e’ stato un inaspettato ostacolo, soprattutto per le tastiere dove la luce accecante rendeva invisibile il piccolo touch screen necessario per cambiare i suoni…che quindi sono stati cambiati assolutamente a caso cercando di adattare sul momento la parte di tastiere al suono che si manifestava sulla spia. Comunque appunto aspetti tecnici.
Per quanto riguarda le esperienze positive pensiamo che si manifestano ogni volta che in qualche modo riusciamo a creare una forte comunicazione con le persone che ci ascoltano; non importa se sei sopra un grande palco davanti ad un pubblico numeroso, o in una piccola stanza con una o due persone davanti ad un pianoforte. Quando senti che chi hai davanti sta entrando in connessione con le emozioni che hanno mosso il tuo cuore e si sono trasformate in canzoni, in quel preciso istante quella sinergia diventa palpabile, armonica, e attraverso la realizzazione della comunicazione emotiva si concretizza l’unico vero successo cui dovrebbe anelare un artista.
Un momento che ricordiamo sempre con gioia risale alla nostra prima data europea, presso il MaloeMelo di Amsterdam, dove siamo stati accolti molto calorosamente dal pubblico olandese che ci ha apprezzato oltre ogni nostra previsione. Cosi’, dopo un concerto graziato dal loro entusiasmo e dalla loro attenzione, abbiamo visto il brano con cui solitamente concludiamo i nostri concerti, “Always on the Road”, trasformarsi in una jam di oltre 20 minuti in cui diverse persone del pubblico sono salite sul palco con noi, alternandosi in scambi vocali, rap, duetti improvvisati, e dando un meraviglioso esempio della sinergia che unisce i cuori attraverso la forza dirompente della musica.

-Avete un episodio particolarmente divertente che vi fa tutt’ora ridere?
La maggior parte degli episodi divertenti che vengono alla mente potrebbero non essere condivisibili pubblicamente, pero’, senza fare nomi per evitare denunce per diffamazione, un momento su cui spesso ridiamo insieme risale ad un intervista televisiva di qualche anno fa, nella quale un artista con cui collaboravamo all’epoca andò nel panico nello scoprire che fra le varie domande avrebbero chiesto alcuni esempi noti di ispirazione per il proprio strumento, e lui, avendo una cultura marginale sul proprio strumento, chiese a noi qualche nome. Rivedere in video il modo assolutamente naturale e sicuro in cui definisce “indimenticabile” l’artista da noi indicato di cui fino a qualche attimo prima ignorava l’esistenza ci porta sempre alle lacrime.

-Se riusciste a vedere attraverso gli occhi di un fan un vostro concerto, cosa pensereste di voi stessi?
Non abbiamo l’arroganza di sentirci al nostro meglio, nonostante sia più di 20 anni che produciamo musica e calchiamo palchi, tendiamo a metterci sempre in discussione in favore di una continua e necessaria evoluzione che ci porti a dare sempre di più, e nello stesso tempo a non sentirci mai appagati dalle nostre possibilità.
Pensiamo che chi si avvicina al nostro mondo possa intravedere un’umiltà sincera che non rinuncia a sogni di grandezza.
Probabilmente, nel bene e nel male, quello che si palesa guardando un nostro concerto e’ onesta’. Essere onesti non e’ sempre scontato ma e’ qualcosa che pensiamo ci appartenga. Onesti nella nostra passione, nel nostro credere fortemente in ogni parola che cantiamo, onesti nel nostro amore immenso nei confronti della musica, del fare musica, del cercare di essere musica noi stessi; onesta’ nel desiderio di regalare emozioni, onesta’ nel desiderio di volersi dare completamente attraverso le nostre canzoni. Probabilmente non ci riesce sempre, ma il desiderio e la volonta’ di riuscirci accompagna ogni nostro passo.

-Il vostro ultimo album presenta una divisione in 3 parti. Questa scelta è dovuta ad un motivo preciso?
“Waitin’ 4 the Dawn” e’ un album tematicamente complesso, un viaggio esistenziale e spirituale verso il proprio io interiore; la ricerca della Luce primordiale smarrita nel confronto alienante con una realtà terrena in cui non ci si riconosce; la necessita’ di ricordarsi la vera natura del nostro essere e di comprendere che non bisogna farsi soffocare dall’oscurità dominante, ma contrastarla invece con la Luce del sole eterno che albeggia nei nostri cuori.
Non nasce come concept album, quindi non racchiude una storia con uno svolgimento lineare e precisi personaggi, ma presenta una serie di canzoni nate dal medesimo percorso emotivo, che sono riflessi frammentati di un preciso messaggio.
L’idea di dividere in tre atti l’opera, ovvero “La Caduta”, “Il Viaggio” e “La Liberazione”, nasce grazie ad un intuizione del fonico Simone “Momo” Riva, e ha permesso la possibilita’ di creare una track list concettualmente piu’ lineare, dando un ordine piu’ armonioso ad un lavoro che, non essendo stato concepito come concept album, poteva risultare piu’ frammentario.

-Nel vostro percorso musicale quali sono le differenze tra il primo album e l’ultimo?
La discografia dei Movin’ K presenta tre album ed un EP, “Park your Butt” del 2014, che presentava un assaggio del nuovo album con sei brani poi riveduti per la loro versione definitiva apparsa nel nuovo lavoro.
Il primo album, “Along the Way of the Riders” del 2008, e’ in realtà una doppia raccolta del meglio della produzione dei Black Riders, remixata, rimasterizzata ed in alcuni casi ri-arrangiata e nuovamente registrata dai Movin’ K. Questa scelta nasce dalla volontà di rendere il percorso dei Riders il primo capitolo del progetto Movin’ K; anche perchè l’autore e compositore dei brani ed i principali arrangiatori sono diventati poi i membri fondatori del nuovo progetto. Quindi in questo doppio cd si possono ascoltare le origini del sound sviluppato poi negli anni, e riconoscere comunque influenze comuni e tematiche caratteristiche degli MK.
Il secondo album, “Until your Breath is Over”, ha diverse genesi, una pubblicazione ufficializzata al 2012 ed una nuova edizione che verra’ ristampata a breve in cui la track list ha subito alcuni cambiamenti rispetto all’originale e nella quale alcune canzoni sono state registrate nuovamente con peculiarita’ tipiche del nuovo sound quali l’introduzione della voce di Maria Rita Briganti. L’album presenta la volonta’ di cambiamento ed evoluzione, non ancora pero’ raffinata sugli equilibri raggiunti con l’ultimo lavoro; sono presenti le prime contaminazioni di elettronica ed il desiderio di presentare in modo armonioso rabbia e dolcezza. Nella track list definitiva sono presenti i brani “Along the way of the Great Dolphin” ed “Always on the Road”, tutt’ora brani di apertura e chiusura dei concerti della band.
“Waitin’ 4 the Dawn”, oltre la naturale evoluzione e maturazione artistica, che probabilmente rende il nuovo lavoro piu’ credibile e concreto dei precedenti, ha avuto una lavorazione molto piu’ lunga e complessa di tutto cio’ che la band ha prodotto negli anni scorsi.
La volonta’ era creare un prodotto che suonasse esattamente come “suonava” nei nostri pensieri e nelle nostre intenzioni. Spesso produzioni indipendenti che non possono beneficiare dei budget e delle possibilita’ delle grandi produzioni si arrendono a compromessi e mediazioni che condizionano anche il risultato artistico finale. Anche noi stessi risentendo alcune canzoni registrate in passato ci rammarichiamo che alcune cose non sono venute come volevamo; con “Waitin’ 4 the Dawn” abbiamo fatto un grande sforzo economico e professionale per presentare un prodotto che fosse come e’ stato pensato e desiderato, frutto di 3 anni di lavorazione e curato in ogni dettaglio, compresa la grafica ed il package del cd.
Fondamentali in questa evoluzione sono stati l’inizio della collaborazione con il TdE Studio di Simone Momo Riva, che ha curato il mix ed il master dell’album, contribuendo alla definizione del sound e ad altri aspetti produttivi (grafica, track list); e soprattutto l’ingresso nella line-up di Maria Rita Briganti, che grazie alla sua capacita’ comunicativa ed al suo talento vocale ha portato nuova Luce alzando il potenziale artistico dei brani, rielaborati per valorizzare la sua presenza. Inoltre il contributo di artisti quali Davide DaG Gullotto, Massimo Maltese e Paola Lautieri hanno permesso ulteriori rifiniture per rendere al meglio i brani che hanno goduto delle loro performances.

-Ritenete che la vostra musica abbia un obbiettivo specifico?
In un’intervista di qualche anno fa abbiamo risposto a questa domanda, e con piacere rileggendo adesso quella risposta riconosciamo anche il nostro attuale essere, e siamo felici di questa coerenza ideologica. Quindi vi riportiamo quella risposta, ovvero:
“Non importa se può suonare arrogante o presuntuoso, e non è per arroganza o presunzione, ma noi non ci poniamo nessun limite. Non filtriamo l’impeto dei nostri cuori con mediazioni o compromessi, e questo e’ stato il maggior ostacolo per riuscire ad emergere, soprattutto in un paese come l’Italia dove il compromesso ed il servilismo verso le caste, politiche o discografiche, e’ il motore che muove ogni settore. Non importa, si fottano tutti. L’onestà con cui proponiamo il nostro lavoro nasce da lacrime, sorrisi, gioie e sofferenze che hanno solcato le nostre anime lungo gli anni. Possiamo piacere o non piacere, il “successo” si realizza quando anche una sola persona si emoziona identificandosi con le nostre note o le nostre parole. Puntiamo all’affermazione planetaria accontentandoci del silenzio di un cielo stellato in cui si perde la nostra musica. Non è una contraddizione; chi si mette davanti ai riflettori vomitando sul palco il proprio tormento e la propria disperazione ha chiaramente una componente di egocentrismo ed esibizionismo, ovvero la necessità di esibire ciò che scuote i suoi giorni, di condividerlo con gli altri…e più sono gli altri, più si realizza la sua catarsi esistenziale. Ma l’ambizione non deve diventare superbia; bisogna continuare a lottare per i massimi risultati valorizzando ogni piccolo traguardo, che magari cosi’ piccolo non lo è. Bisogna dimenticare lo stereotipo della società moderna, superficiale e materiale, che valorizza un lavoro in base alla risonanza mass-mediatica. Ogni volta che un cuore si emoziona davanti ad una tua creazione, il tuo lavoro ha realizzato il suo cammino. Noi, oltre che alla musica, diamo grande importanza alle parole, e pensiamo di avere un messaggio importante da condividere con chiunque; finché il Cielo ispirerà le nostre menti continueremo il nostro viaggio.”
Infinite volte grazie per lo spazio che ci avete concesso, Dio illumini ogni vostro giorno. Rock on!

 

Per saperne di più sui Movin’ K:

Grazie anche a voi Movin’ K, per questa intervista è tutto!

STAY ROCK! 😉

 

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