Pitwine – Percoc in the Wine: L’intervista alla band!

Pitwine Percoc in the Wine L'intervista alla band!

Pitwine – Percoc in the Wine è una Rock Band di Napoli. Vogliamo che siano loro a presentarsi. Ecco una breve citazione della loro biografia:

“Non siamo una band di quelle che fa musica da ascoltare a tutti i costi, buona per ogni stagione. Ognuno di noi ha la sua precisa formazione umana e musicale: chi ama il metal, chi la classica, chi il pop, chi il jazz. A volte, questi gusti tutti concentrati nella stessa persona. Amiamo fondere, mescolare, stupire, noi stessi in primis. Ma prima di tutto amiamo suonare.”

Ed ecco l’intervista! Buona lettura!

1. Ciao, grazie dell’intervista concessaci, come avete cominciato a suonare?

Ale: “Ok. Innanzitutto grazie a voi! Io sono Alessandro Barone e faccio il bassista in questa formazione. Personalmente ho iniziato a suonare come molti da ragazzino, all’istituto d’arte, prediligendo chitarra acustica e, appunto, il basso elettrico, militando in diversi gruppi nell’una e nell’altra veste. Questa formazione è invece nata dalla voglia, comunque di stare insieme, dalla voglia di portare avanti certi discorsi. Un po’ per caso, perché non ci conoscevamo un po’ di tempo fa. Ognuno sapeva dell’altro che suonava ma non sapevamo di poter suonare insieme, poi ci siamo incontrati. Io, credo sia un’alchimia, un’alchimia che ti porta poi a stare insieme e a produrre delle cose perché in maniera separata ognuno di noi ha avuto una sua crescita. Ognuno di noi ha percorso delle strade musicali. Queste strade musicali si sono messe insieme, e le contaminazioni che ognuno di noi ha avuto sono diventate poi chiave del gruppo stesso.”
Lucariello: Allora (ride) io sono Luca Iovine, tastierista e pianista. Ho iniziato a suonare quando avevo nove dieci anni diversi strumenti. Poi mi sono appassionato di più al pianoforte e dopo parecchi anni ho ripreso anche quegli strumenti ma il mio strumento rimane sempre il pianoforte e le tastiere.”
Lelio: “Grazie ancora a voi. Mi chiamo Raffaele “Lelio” Perillo e sono voce e chitarra del gruppo. Sin da piccolo ho “cantato”. Per diversi anni per me la musica “vissuta” è stata la musica dei cori di musica sacra, dove c’è un repertorio polifonico spettacolare, bellissimo. Mi sono avvicinato alla chitarra molto più tardi, credo intorno ai quindici anni, in maniera leggera, folgorato dai Beatles. Quella che era partita come una maniera per fare caciara con gli amici si è poi trasformata in una passione vera e propria con tanto di studi sia di musica classica che moderna. Il gruppo, come diceva Alessandro, è nato quasi per caso, ah tu suoni, si io suono (ride), egli suona: suoniamo!”
Luca: “Grazie prima di tutto a voi! Io sono Luca Perillo, fratello di Lelio, batterista. E’ una storia lunga. Ci conosciamo da una ventina di anni e un bel giorno abbiamo deciso di mettere a frutto la passione per la musica. Ognuno con il proprio strumento si è espresso con ciò che voleva e poteva fare. Sempre più è nata la passione e la voglia di creare qualcosa di nostro che non cadesse nella ripetizione. Riguardo me, come tutti credo, ho iniziato da piccolo, prendendo delle lezioni di pianoforte classico. Ma ho presto capito che non mi interessava e, se vogliamo, benché il piano sia uno strumento percussivo ho capito che mi interessavano le percussioni vere e proprie. Partii appunto da tutto ciò che “faceva rumore” per poi passare a ciò che era espressione della mia vera indole, la batteria. Non me ne voglia chi suona strumenti quali chitarre o tastiere ma la batteria è il top.”

 

2. Come mai avete scelto il nome Pitwine?

Lucariello: “Il nome del gruppo Pitwine, ricordo che è una storia vecchia, la conoscono meglio loro. E ti diranno almeno dieci storie diverse ogni volta (ride).”
Lelio: “Pitwine è l’acronimo di Percoc in the Wine. (ride) No, non scherziamo, realmente e letteralmente “Percoche nel vino”. E’ una maniera scanzonata ed allegra di napoletanizzare un omaggio a Frank Zappa e alle sue Peaches in Regalia. Che ho personalmente assaggiato e sono effettivamente buone. Ma nessuno ti prende sul serio se ti chiami Percoche nel Vino, quindi come Clark Kent si toglie gli occhiali quando vuole essere preso sul serio, noi ci chiamiamo Pitwine quando vogliamo essere seri. Poi fa molto prog l’acronimo!! E’come PFM e Premiata Forneria Marconi (ride).”
Alessandro: “sulla base proprio del nostro vissuto personale e quindi del percorso del gruppo è stato quasi spontaneo dare un nome del genere: Pitwine (percoc in the wine) che, per quanto banale, può racchiudere tutta una serie di situazioni quali quelle di unirsi, il fondersi di due elementi diversi (pesche e vino) che può dare un prodotto diverso come quello della pesca nel vino che è diverso rispetto alle pesche e al vino: non saprà né di pesca né di vino, ma saprà di un po’ di tutte e due. Che è quello che cerchiamo di dare con la nostra musica, di comunicare, nei nostri temi, nella nostra musica. I nostri temi non sono diversi da quelli di altri, così come la nostra musica non è diversa da quella che fanno altri. Ma facciamo delle cose per poi ottenere risultati ancora diversi e poter quindi comunicare forme diverse agli altri. Ovviamente cercando di personalizzarsi e personalizzare un certo stile musicale.”
Luca: “(ride) è una storia vecchia. Pitwine è l’acronimo appunto di Percoc in the Wine ed è qualcosa che risale a una trentina di anni fa. All’epoca si facevano le gare sui motorini e le motociclette, senza casco e alla fine il vento sugli occhi e la pelle ci faceva diventare rossi come appunto “le percoche”, le pèsche, in napoletano. Era un po’ un modo di dire che è continuato nel tempo. Abbiamo scelto poi pitwine per renderlo meno “ruspante”. Non so se sia proprio questa la storia ma è bella (ride).”

 

3. Quali artisti vi hanno maggiormente ispirato nell’intraprendere il percorso del prog rock?

Lelio: “Ognuno di noi ha un vissuto e gusti totalmente diversi come diceva poco fa Alessandro, per cui il risultato non può essere che una fusione e una ricerca. Pensa, parlo per me, sono il quarto di cinque fratelli di cui: uno ascoltava i roxy music, david bowie e i king crimson, l’altro il reggae, la musica motown e la new wave e il terzo la musica barocca e gli italiani come battisti, branduardi e bennato. Giocoforza sono dovuto uscire deviato. E infatti a 13 anni ho iniziato con gli Iron Maiden (ride). Amo alla follia Beethoven, i Crimson, la PFM e i Genesis, ma ascolto realmente di tutto: la mia chitarra è una ESP JH600 essendo un fan degli Slayer, e credo ci sia del buono veramente in tutto. Purché sia genuino e fatto col cuore. Non credo, quindi, personalmente, che ci sia stata una volontà del tipo: ehi, facciamo prog rock! Ci siamo messi insieme, lunghe jam e quel che è uscito è un guazzabuglio che a tratti suona anche discretamente (ride).”
Lucariello: “In assoluto i Toto, ma anche i Depeche Mode e i Coldplay: sono un amante dei gruppi, dell’idea stessa di gruppo. Amo vedere i gruppi sui palchi e non i turnisti. C’è un’unione diversa ed è quel che successo a noi, si è creata una vera e propria famiglia. Ciò detto non disdegno la musica italiana, uno su tutti Claudio Baglioni.”
Luca: “Questa è una domanda che mi piace. Partiamo dal fatto che io ascoltavo da ragazzino gli Europe e i Toto. In generale quello che era l’hard rock , ma soprattutto lo studio di mostri sacri quali Jeff Porcaro e, ancor più, Carmine Appice, autore e fautore di un nuovo modo di suonare, fatto di contaminazioni e studio di tempi non standard. E’ stato un pioniere di fusione e potenza e ringrazio sempre il mio maestro Fredy Malfi, della vecchia scuola napoletana, per avermelo fatto conoscere e aver reso molto più colorito, il mio modo di suonare. La voglia di intraprendere una certa strada è venuta anche dall’ascolto insieme a mio fratello Lelio della PFM di Franz Di Cioccio, altro monumento della batteria.”
Alessandro: “io sono da sempre un amante delle contaminazioni in musica. Cambiano le forme e le atmosfere ma se pensiamo che la musica napoletana e in generale la musica del bacino mediterraneo è un’unione, essa stessa, di opera classica, di musica greca, araba, balcanica non potrebbe essere diversamente. Se analizziamo i fraseggi di tutti questi popoli troveremo degli elementi in comune che, direttamente o indirettamente, riportano alle nostre tradizioni. Proprio la PFM lungo la sua carriera ha fatto un percorso di studi delle forme di musica tradizionale e popolare italiana. E quando penso a questo, penso al concerto con De André dove bellissimi brani cantautoriali sono diventati tante piccole mini suite dotate di vita propria, ricche di forme proprie dell’Italia, da nord a sud.”

 

4. Da cosa nasce il vostro album “Nudi Secoli”?

Lucariello: “Il nostro album nasce prima di tutto dall’unione. Si, secondo me nasce proprio dall’unione nel volerlo fare e soprattutto dalla passione comune per la musica, dalla grande voglia di andare avanti e dall’amore per la musica e, in particolare, per la nostra musica. La musica è bella perché ti libera. E’un’altra lingua. Puoi far capire ciò che hai dentro attraverso la musica.”
Lelio: “Nudi Secoli nasce dalla volontà di unione. Si, bravo, Luca! Mi piace! (ride). E’un percorso di gruppo, non solo dei singoli, ma proprio dell’insieme. Abbiamo sicuramente qualcosa da dire, prima di tutto a noi stessi. La bellezza del cosiddetto Progressive è che non sei imbrigliato nella forma canzone. Non abbiamo necessità di rime baciate o di ritornelli d’attacco. Probabilmente ci sono anche quelli, anzi sicuramente, ma, come tutto, concorre all’unione, appunto, anche essi sono ingrediente nella ricetta delle pesche nel vino. Il nome nudi secoli indica nella storia, il divenire, il vivere, all’osso. Lo pulisci, cosa rimane? La nudità. Lo vedi attraverso la lente d’ingrandimento del tuo bicchiere piuttosto che della tua coscienza. Ma di fatto esso è la. Senza fronzoli. E’un invito all’essenziale. Sono stato abbastanza intellettuale? (ride). Riguardo i brani, prendi proprio i fiumi di Bagdad, è una comunicazione fatta di sguardi, un inno all’incomunicabilità, che se portato agli estremi provoca disastri. Forse niente di nuovo, eppure ci sono sentimenti che vanno oltre la lingua, sono universali in quanto umani e come tali antichi, archetipici. Occhi che congelano, occhi che amano. C’è una canzone napoletana di fine ‘800 che dice “uocchie c’arraggiunate” (occhi pensanti, non pensierosi si badi, ma pensanti). Quando Alfredo Fieni scrisse quel testo non sapeva di aver creato un’immagine molto prog, degna di Pete Sinfield! (ride).”
Luca: “Nudi Secoli nasce prima di tutto come conseguenza del suonare insieme. Improvvisazioni, Jam, per puro divertimento con Lelio e Alessandro e, successivamente, con Luca alle tastiere. Melodie, temi, tutto è nato per gioco e man mano idee dopo idee venivano come un continuo fluire. L’apporto di Luca alle tastiere ha dato nuova linfa e nuove idee al corpus dei brani che già stavano nascendo.”

 

5. Quali sono i vostri progetti per il 2018?

Lucariello: “Progetto 2018? Progetto 2018 quello di rafforzare ancora di più il gruppo, lavorare seriamente, soprattutto il nostro album.”
Luca: “A breve, brevissimo, l’album, i live e la partecipazione a Sanremo Rock, attualmente in corso. E, possiamo rivelarlo, le percoche psichedeliche sono arrivate sul pianeta terra per dare un nuovo senso ai neomelodici! (ride).”
Ale: “Per quanto riguarda i progetti per il futuro, un futuro molto vicino, insomma: stiamo producendo il nostro album con diversi brani dove all’interno ci saranno contaminazioni in lingua napoletana, swahili e alcuni strumentali. Credo sia un buon lavoro.”
Lelio: “assolutamente si. L’album è la priorità. Ma non solo. Nonostante il vissuto personale dei singoli siamo una formazione nata da poco (luglio 2017 ndr) e, benché abbiamo le idee chiare su ciò che vogliamo suonare, non è semplice trovare spazi, e luoghi. Molta della ricerca verte su quello. Diciamo che non facciamo nemmeno un genere immediatamente fruibile, specie a Napoli, patria della melodia uber alles. Anche la preparazione dei brani richiede tempo: nel nostro piccolo cerchiamo di non essere banali e di spezzare la continuità del brano, per rendere al meglio le atmosfere e le emozioni che vogliamo comunicare. Nel frattempo che il nostro repertorio sta ampliandosi , stiamo, partecipando a tutte le serate dove c’è possibilità di suonare per farci conoscere. Crediamo molto nel nostro progetto e stiamo provando, con un pizzico di follia e presunzione, a prepararci al meglio. Ringrazio ancora Te e gli amici di Rock’s Temple per l’opportunità concessaci e salutiamo tutti le amiche e gli amici che ci seguono!!”

 

Link Social Pitwine:

Facebook
Youtube
Official Site

Related posts

Rispondi