Ricky Rage “Aspettando Ieri”: Una perla del rock italiano | (Review: Nick)

Ricky Rage Aspettando Ieri Una perla del rock italiano Review Nick

Una gemma rara può nascere e trovarsi ovunque, sia in piccole che in grandi città. Quella di cui voglio parlarvi oggi è una di queste: una perla del panorama artistico milanese. Mi riferisco a Riccardo Gramazio, meglio conosciuto in arte come Ricky Rage.
Nato nel 1986, sin da giovane da sfogo alla sua vena creativa tramite la musica, la scrittura e la poesia. Nel 2006 esordisce come chitarrista e compositore per la sua band, i WAY OUT. Il suo talento e il suo amore per l’arte vengono dimostrati non solo musicalmente, ma anche quando nel 2010 esce il suo primo romanzo e la sua prima raccolta di poesie.
Ciò che oggi desidero recensire è il suo ultimo album: “Aspettando Ieri” (2016). Si tratta di uno squisito lavoro originale, interamente di stampo rock. In esso, Ricky raggruppa numerose esperienze di questo genere, con ogni tipo di sfumatura. Con Aspettando Ieri, possiamo ascoltare sonorità di artisti come Deep Purple, Ramones, Train, Green Day, Blink 182 e perfino un Max Pezzali. Quello che l’autore crea è un percorso; un misto di Hard, Punk e Pop. L’artista ha preso il meglio della musica di alcune grandi stelle del rock e l’ha fatta sua, dandogli un’impronta estremamente personale e un tocco di attualità.

Ad aprire il disco è “Pesci“, un brano dall’atmosfera suggestiva. L’ascoltatore può immaginare di essere immerso in un acquario, in compagnia dei pesci, ma di poter comunque udire il cantante. Il sound è tipicamente punk e nonostante il giro musicale sia semplice, troviamo più avanti uno squisito assolo di chitarra. Le tematiche sono
più profonde e complesse di quanto si voglia pensare ad un primo ascolto. Non sono semplici pesci quelli di cui vuole parlare l’artista; egli vuole invitare a riflettere sulle problematiche della vita, del lavoro e della famiglia. Certo, questi problemi, così importanti, possono sembrare tutti uguali e inconsistenti, dall’interno di un acquario.

A seguire, vi è “Dire la Mia“. Il brano, nonostante possa non sembrare all’inizio molto deciso, dimostra il contrario, grazie all’immediato attacco privo di intro. Nonostante il mood, si tratta di un pezzo estremamente carico di sentimento. In esso, è racchiuso tutto il desiderio di potersi esprimere, dichiarare, confessare quello
che si è tenuto dentro per tanto tempo e che non è mai potuto venire fuori, sfogare le proprie frustrazioni, mettere pace al proprio animo. E se il brano ci sembrava inizialmente calmo, nel ritornello emerge tutta la sua carica, a suon di chitarra distorta.

Subito dopo, troviamo “Era X“. L’introduzione qui è chiaramente di stampo punk pop e tutta basata su uno splendido giro di chitarra. Si tratta di una canzone introspettiva, a carattere Pirandelliano. Tutti noi portiamo una maschera e recitiamo una parte e la causa è l’era dove viviamo; un’era piena di sogni irrealizzati, di realtà nascoste, dove siamo costretti a mentire agli altri e a noi stessi per andare avanti. Meravigliosi sono il bridge e l’assolo poco prima del finale, come una splendida alternanza tra calma e audacia.

Il brano successivo è “Disciplina Piranha“. Si tratta di un pezzo estremamente duro, dinamico, accattivante, in perfetto stile hard e quasi metal. Colmo di richiami mitologici, si rivela essere una sofisticata metafora sulle costrizioni della società. In questa canzone, la chitarra ha un che di eccezionale. Sembra avere vita propria,
specialmente nell’assolo, dove ha un sound sinuoso, come un serpente biblico che striscia.

A metà disco troviamo poi “La Memoria di Ogni Immagine“. Il titolo descrive perfettamente le sensazioni evocate dalla musica del brano. L’intro parte con un’atmosfera malinconica e che rimanda al passato.
Proprio così, non è solo un passato della memoria, ma un passato musicale, dei tempi dove il sofisticato rock riusciva a farsi strada anche con pezzi romantici e sofisticatamene calmi. Il rimpianto di un passato, di gioie e amori persi accompagna sempre i sognatori e resta impresso come un ritratto nella propria mente.

Ad aprire la seconda metà dell’album è “Luce Piena“. L’attacco è mosso, accattivante, praticamente ballabile, così come tutto il pezzo. Il tema portante qui è proprio la luce, che contrasta il tono cupo della musica di sottofondo. I fari, il fuoco, il sole e la luna, non importa cosa sia; la luce è una componente fondamentale nella nostra vita, che ci fa strada anche negli attimi più bui. L’assolo dopo la seconda strofa risalta particolarmente: la distorsione della chitarra qui sembra il movimentato ronzio di un insetto, proprio come quelli attratti dalla luce nelle sere d’estate.

Il brano successivo è “Vivo per Viverti“. Partendo subito nel vivo della musica, il pezzo temporeggia fino all’arrivo del ritornello. Qui si esprime in tutto il suo splendore: una vera ode alla vita e all’amore in chiave moderna. Sicuramente il ritornello è il momento di maggior apertura della canzone, e l’assolo quello di maggior carica e tensione, con uno splendido movimento delle parti. Lo sdoppiamento della voce è una finezza necessaria per un pezzo del genere.

A seguire c’è “In Credito“. Anche qui l’introduzione gioca un ruolo fondamentale, con un riff punk che fa venire voglia di saltare. L’intero brano è pervaso da una carica colma d’allegria. Anche il testo suggerisce ciò: è inutile stare a preoccuparsi del denaro e delle complicazioni della vita, perché è troppo breve; se c’è l’amore si può vivere di questo e dell’entusiasmo di ciò che si ama fare. Splendido l’omaggio fatto ai Ramones.

Il penultimo brano prima della chiusura è “Senso di Vertigine“. L’intro fa capire che ci stiamo avvicinando alla fine del disco. L’andamento del brano è infatti estremamente più calmo e il carattere duro e deciso di altri brani viene sostituito da uno più leggero. Il testo riesce a descrivere perfettamente la sensazione provata dagli uomini di fronte la grandezza del mondo e dell’indefinito. Siamo così poca cosa rispetto alla vastità del cosmo, da provare un vero senso di vertigine quando ci paragoniamo ad una tale immensità.

Dulcis in fundo, concludiamo in bellezza con “Acustica d’Occasione“. Non è un titolo scelto a caso. La musica e l’atmosfera, sin dall’inizio è veramente molto più acustica e leggera, simbolo del fatto che la tensione ormai è calata. Questo brano può essere definito come un meraviglioso sunto e simbolo dell’intero disco. Rievocando le
sensazioni del passato, tutto ciò che vogliamo, alla fine, è poter stare accanto alle figure amate del passato, abbracciati in attesa delle novità del domani. Un canzone dolce, struggente, colma di raffinatezze, come la presenza di archi.

Voto “Aspettando Ieri”: 7.5/10

Recensione di:
Nick

Ricky Rage – “Aspettando Ieri” Tracklist:
1. Pesci
2. Dire la mia
3. Era X
4. Disciplina piranha
5. La memoria di ogni immagine
6. Luce piena
7. Vivo per viverti
8. In credito
9. Senso di vertigine
10. Acustica d’occasione

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