Ricky Rage “Riflessi Spezzati”: Viaggio tra frammenti di esperienze

Riflessi Spezzati - Ricky Rage

In questo nuovo appuntamento con “Le Interviste di Nick “, ritorniamo con una recensione italiana e soprattutto con un artista nostrano che non ha bisogno di presentazioni. Stiamo parlando di Ricky Rage, nome d’arte di Riccardo Gramazio, che abbiamo già incontrato circa un anno fa, quando abbiamo recensito l’allora più recente album “Aspettando Ieri“, dimostrando un sofisticato senso estetico e una forte carica emozionale.
Oggi, dopo quasi 1 anno di attese, impegno e sacrifici, Ricky torna con un nuovo lavoro discografico, dal titolo “Riflessi Spezzati“. Sicuramente un’uscita attesa con trepidazione, data la squisitezza dell’ultimo disco del cantautore e sembra che, a detta di quest’ultimo, il più recente album sia il suo lavoro più riuscito.

Composto da 11 brani, uno più iconico dell’altro, desideriamo poterli approfondire ed esplorarne il contenuto insieme a voi.

 

Ricky Rage

 

Riflessi Spezzati: Le Tracce

Vecchio Clown

Ad aprire il disco è il “Vecchio Clown“, nome simbolico, constatando l’immagine di copertina. Un intro accattivante di chitarra, con un che di sonorità a metà tra la musica spagnola e quella inglese; un semplice giro di pochi accordi più che efficace. Inizia poi così la strofa: il brano è incentrato su un vecchio clown, un pagliaccio ormai stanco e afflitto dalla dura vita che ha condotto e dalle vicissitudini che lo hanno colpito, stanco anche di far caso alle risate, di impegnarsi, di ricordare il cammino che lo ha portato fin li. Egli non desidera altro che smettere ed essere dimentico, perchè la gente non ricordi la sua parabola discendente. Ma la verità è che come un clown si trucca, ognuno di noi porta una maschera e nasconde un lato di se; bisogna capire solo quando questa cadrà. Dopo un semplice assolo, la rassegnazione del tristo spegne il brano con una malinconica sfumatura.

 

Cielo Senza Luna

Si inizia subito con un breve intro di chitarra e poi il vero attacco. Il carattere del brano è più allegro e mosso, ma che racchiude sempre una nota di malinconia: un animo tormentato e sofferente, con una vita tormentata o vuota, come un cielo notturno senza luna. Eppure, nonostante le difficoltà e il dolore, non si smette mai di andare avanti, perchè i sogni non muoiono mai.
Ritornello accattivante e assolo di chitarra ben congeniato, sia a metà pezzo che alla fine, per chiudere sfumando.

 

Suicidi Emotivi

Dall’inizio similare a quello di altri brani, solo un po’ più lunga, “Suicidi Emotivi” è un altro pezzo riflessivo di uno stato d’animo abbattuto. Quando le cose non vanno bene sembra sempre come trovarsi sull’orlo di un precipizio.
Il carattere della strofa è simile a quello della parte iniziale, solo arricchita ritmicamente da presenza di basso e batteria. Più dolci le sfumature del ritornello, che gioca intorno alle note acute fatte magistralmente con la chitarra.
Un perfetto esempio di un brano pop rock da hit.

 

Luglio

Un brano molto dolce fin dal principio. Al centro, il ricordi di un’estate lontana, la giovinezza, i sentimenti e l’amore, vissuti in un magico mese di “Luglio“. Un pezzo dall’andamento particolare, con una partenza soft che va poi a caricarsi per poi tornare ad essere calmo, in attesa di esplodere verso alla fine.
Sono le sensazioni trasmesse da un passato emozionante che non fa altro che far nascere il desiderio di riviverlo ancora, anno dopo anno.

 

Riflessi Spezzati

Una delle tracce più significative di tutto il disco, tanto da dare il nome a quest’ultimo. Un inizio diverso da quelle viste fino ad ora: l’andamento, il ritmo, l’armonia, persino la durezza stessa delle corde comunicano un senso di nostalgia, di malinconia, eppure si respira aria di romanticismo, come nei più bei brani di Ronan Keating. Si tratta di un pezzo puramente strumentale, con gli archi fanno per la prima volta la loro comparsa per addolcire i toni e rendere tutto più incantevole.

 

Voragine

Il precedente brano sembra segnare un punto di rottura per la parte successiva dell’album: lo dimostra “Voragine“, che si presenta fin da subito con un carattere diverso rispetto ai pezzi precedenti: un sound più elettronico, l’utilizzo di escamotage con i modulatori della voce che danno un che di echeggiante, come se i suoni provenissero da lontano, dall’interno di una voragine. Anche le parole comunicano questa sensazione, come di un nuovo precipitato e caduto in basso, che fatica a rialzarsi e cerca solo di mandare i suoi sentimenti in superficie.
Lo special è particolare, un momento a se unico all’interno della struttura del brano, che spicca e lascia attoniti.

 

Psychosyam

La traccia più lunga di tutto il disco, nonchè una delle più peculiari. Il titolo tiene fede al carattere del brano sin dal suo inizio, con delle tonalità a metà fra la musica d’ambiente e quella psichedelica. L’atmosfera è quella di un film horror e non a caso il simbolo dell’album è un inquietante clown. Dopo poco il brano si apre e viene rivelata la natura di una rock ballad che diventa poi acustica.
E’ sorprendente vedere come si possa esprimere un amore per certi versi malato, ossessionante e claustrofobico con una tale passione e intensità. Ed ecco cosa abbiamo quindi: un brano apparentemente inquietante diventare un pezzo romantico che non ha da invidiare a canzoni dei Red Hot o degli U2.

 

Fenice

L’atmosfera ambientale ed esotica viene rafforzata in “Fenice” da suoni tribali. Le percussioni qui possono sembrare insignificanti, ma giocano un ruolo cardine. Si tratta del brano più breve del disco, ma che rappresenta una sorta di rituale mistico, forse propiziatorio, forse di evocazione, forse di ritorno alla vita.

 

Licantropi

Uno dei pezzi più energici e adatti al clima estivo. “Lincatropi” inizia manifestando con la sua energia al 100%, mostrando tutto di si con una direttissima critica sociale contro tutti i sistemi ingiusti. Un chitarra elettrica in cui abbiamo tanto sperato e per la quale è valsa la pena attendere. Non ci credete? Andate all’assolo e vedrete.

 

Metropoli

Ci avviciniamo alla fine e con “Metropoli” ci lanciamo in un vero e proprio viaggio emozionale. Non è un caso che alla fine di un percorso si torna al suo inizio e questo brano infatti si avvicina di più al carattere dei primi, ma conserva la sua unicità. Due o più anime in un’immensa città sono come gocce di pioggia nell’oceano, ma con cuore e anima si può colmare quel vuoto e quella distanza.

 

Notte Bianca

Il cerchio si chiude con “Notte Bianca“, ‘ultimo dei Riflessi Spezzati. Una canzone semplice, una classica accoppiata voce e chitarra, con qualche suono ed effetto a fare da tappeto. Non ci sono riserve per questo brano, non ci si può tenere più niente dentro: i ricordi, i rimpianti, i sentimenti, tutti quanti concentrati nella speranza di una sola, magica notte.

 

Voto Finale: 8/10

 

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