Ne Obliviscaris “URN”: Il virtuosismo compositivo al servizio del metal estremo (Review: Ktulu)

Ne Obliviscaris URN Il virtuosismo compositivo al servizio del metal estremo (Review Ktulu)

I Ne Obliviscaris ci hanno abituato fin troppo bene.

Dopo “Portal Of I“, “Citadel” ed i due EP “Hiraeth” e “Sarabande To Nihil” non ci si può aspettare un lavoro mediocre da loro. La grande forza dei NeO risiede nelle composizioni virtuose, miste ad un grande lavoro sulle melodie, le quali si incastrano alla perfezione sia tra loro, che con la magia eterea creata dalla voce di Tim Charles ed il suo violino, utilizzato sempre con parsimonia e mai a caso. Le parti più estreme dei brani nascondono sempre quel pizzico di dolcezza di fondo, che sfocia sempre nella bellissima voce di Charles, la quale è capace di squarciare i brani, che prendono, quasi sempre, vie che l’ascoltatore non può immaginare, restando di fatto colpito da tali capacità espressive.

Lo stile dei NeO, per chi li mastica già da un po’, risulta chiaro, ben definito ma mai simile a sé stesso, al punto di avere una parvenza di “già sentito” o “ripetitivo” e non è affatto semplice vista la loro proposta musicale.

Con “URN” la band australiana aveva, di fatto, un compito di fondamentale importanza da portare a termine: iscriversi nell’olimpo delle più grandi metal band del nuovo millennio o vacillare in un limbo di incertezza.
Qual è il verdetto, quindi? Bocciati o accolti?

Permettetemi però di fare delle premesse, necessarie alla comprensione del disco in sé e del mio punto di vista a riguardo.

URN” è anticipato dalla pubblicazione di tre singoli in quest’ordine: “Intra Venus“, “Urn pt. 1” ed “Urn pt.2“. L’unico brano che mi aveva pienamente convinto è stato il primo, nonostante si potesse disquisire sull’impronta marcatamente più catchy e compositivamente meno arzigogolata del pezzo in sé, si tratta di un singolo convincente sotto molti aspetti.
“Urn pt.1” e “Urn pt.2” non mi avevano dato la stessa impressione al momento della loro pubblicazione. Questa parvenza è stata, in parte, modificata con l’ascolto integrale del disco e con la bellissima atmosfera che è stato capace di creare.

Veniamo a noi, dunque.
URN” è un album concettualmente complesso e lo si nota già guardando l’artwork (un vero capolavoro secondo la mia umile opinione). Soffermatevi sull’urna nera circondata dalla marea rossa, una sorta di buco nero infuocato negli inferi, la quale risalta nettamente all’occhio e vi inghiottirà durante l’intera durata dell’LP.
La forza della nuova pubblicazione dei Ne Obliviscaris risiede nell’ascolto integrale del disco, i brani presi singolarmente, infatti, non hanno la stessa forza che rivelano nel complesso.

Parliamo del disco in sé:
Libera” è un gioiellino, uno dei pezzi che più spiccano all’interno dell’album sia per via dei riff bellissimi e ottimamente composti, sia per l’integrazione perfetta delle parti strumentali con le vocals di Xenoyr e Charles. Menzione particolare va fatta a quel mostro di Xenoyr che al minuto 2.20 tira fuori un growl che aumenta di potenza fino a farvi accapponare la pelle. Mostro.
La strumentale che segue, mette in mostra l’estrema versatilità della band, che non è certo nuova a passaggi di questo tipo. Il violino è l’elemento principe e si districa perfettamente nelle bellissime quanto sinistre, melodie create dalla chitarra.

Eyrie” è il vero capolavoro del disco. Composizioni marcatamente più improntate sul Progressive rock si alternano a parti più estreme collegate alla perfezione tra loro. Quasi 12 minuti che vi libereranno la mente e vi faranno viaggiare soprattutto nella parte introduttiva del pezzo. Tutto ciò è facilitato da Charles che trascina il pezzo in lidi mentali estremamente riservati all’ascoltatore. Quando si inizia ad intravedere il cambiamento di ritmo, sarete già pronti a ricevere la sassata delle chitarre ed a cogliere la magnificenza compositiva di questo brano.

La title track conclusiva dell’LP in questione, assume, come già preannunciato, un’altra valenza per via dell’atmosfera che il disco è stato capace di creare.

I difetti dell’album risiedono prevalentemente nella batteria, piuttosto banalotta rispetto agli altri strumenti, e nel concepimento della prima parte della title-track, la quale risulta essere il pezzo meno convincente dell’intera nuova pubblicazione dei NeO.

Xenoyr sembra spedito sulla terra direttamente dagli inferi. Le sue Harsh Vocals, tecnicamente perfette, lo iscrivono tra i migliori screamer al mondo senza alcuna ombra di dubbio. Ottimo Charles, che riesce sempre a creare quell’aura etera che contraddistingue i Ne Obliviscaris ed ottime anche le parti di chitarra e basso che, eccezion fatta per pochi passaggi, risultano intelligentemente composte.

Cos’altro aggiungere ad un disco che sa parlare ed esprimersi al meglio da sé, se non il caldo consiglio di ascoltarlo e con esso l’intera discografia dei Ne Obliviscaris qualora non li conosciate.

Riprendendo la domanda retorica posta all’inizio: “Promossi o accolti?” Accolti, decisamente.
Ave ai Ne Obliviscaris che si prendono l’Olimpo.

Voto “URN”: 8/10

Recensione di:
Ktulu

Ne Obliviscaris – “URN” Tracklist:
1. Libera (Part. I) – Saturnine Spheres
2. Libera (Part. II) – Ascent Of Burning Moths
3. Intra Venus
4. Eyrie
5. Urn (Part. I) – And Within The Void We Are Breathless
6. Urn (Part. II) – As Embers Dance In Our Eyes

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