Valeria Frontone “Filigrana”: Intreccio di vite e sentimenti nell’universo femminile | (Review: Nick)

Valeria Frontone Filigrana Intreccio di vite e sentimenti nell'universo femminile (Review Nick)

Quando pensiamo al termine filigrana, vengono in mente senz’altro i lavori di stampa o di oreficeria. Tuttavia, quel termine assume oggi una nuova gamma di significati, grazie a Valeria Frontone.

Di origine partenopea, la Frontone si è diplomata in violino, musica corale e direzione di coro presso il Conservatorio di Musica G. Martucci di Salerno. Successivamente, ha studiato composizione e direzione d’orchestra presso il Conservatorio di Napoli San Pietro a Majella. Diversi sono i suoi lavori discografici originali, come Unclosed (2005), Ossimora (2011), Metamusica (2013) e Passo a Due (2017).

Per “Filigrana“, ora intendiamo il nuovo album della compositrice e non solo. Si tratta di un vero e proprio lavoro di artigianato musicale, ricco di minuziosi intrecci di ritmi, melodie, parole e sentimenti.
Prodotto e distribuito da Sud in Sound, con questo disco l’autrice si mette a nudo e racconta di se e di tutte quelle emozioni ed esperienze che accomunano un po’ tutte le donne. Filigrana è come un mosaico composto da numerose tessere, l’una diversa dall’altra. Ogni passione, avvenimento e ricordo, contribuiscono a creare un quadro
meraviglioso sia idealmente che musicalmente.

Non esiste un termine adatto per identificare il genere di questo disco. Parole come rock e pop possono solo suggerire una sfumatura dell’idea del disco. Ogni brano ha il proprio motivo, eppure è caratterizzato dai suoi mutamenti interni. Ognuno è come una perla e al tempo stesso un puzzle estremamente intricato che, unendosi alle
altre, forma un intreccio che rappresenta l’evoluzione della vita e dei sentimenti nell’universo femminile. Il tutto è caratterizzato da un raffinato stile compositivo, unico dell’autrice.

Presentato lo scorso 29 Settembre, con un concerto a Napoli, presso le scale della Pedamentina, la musica di Valeria Frontone trova ancora una volta un perfetto mezzo di espressione grazie ad Assia Fiorillo. Da tempo, il sodalizio tra le due donne da vita a degli splendidi capolavori, ricchi di tecnica ed espressività artistica. La
voce della cantante, così pulita, potente e colorata, è perfetta per rappresentare l’immensa gamma di emozioni racchiuse nel disco.

I brani

Bambole di Pezza
Ad aprire il disco è “Bambole di Pezza“. Dopo un breve inizio sfumato, entra la voce della cantante, accompagnata da una batteria, piano e chitarra dall’andamento estremamente soft. Arrivati al ritornello però, il brano mostra la sua vera natura rock ed esplode, con un’improvvisa accelerazione e il riff di chitarra elettrica in sottofondo. Rivelata l’essenza del pezzo, riprende la prima strofa ma con uno stile ben più duro e slanciato.
Al centro della vicenda c’è una giovane donna, pronta ormai a sbocciare come un fiore. Rimane ancorata alla fanciullezza con le sue bambole, ma non può fermare lo scorrere del tempo che la porterà a diventare adulta e a vivere e tingere storie d’amore.
Un deciso assolo di chitarra cede poi il posto ad uno di batteria che sfuma lentamente, chiudendo il tutto.

Dei Nodi
Segue poi “Dei Nodi“. Le dinamiche di questo pezzo sono esattamente contrarie al suo predecessore: dopo un attacco deciso, con un puro misto di rock ed effetti elettronici, il ritmo tende a dilatarsi nel ritornello e ad assumere un tono più romantico, ma ancora con degli sprazzi di velocità.
Dei Nodi è forse il pezzo che meglio rappresenta tutto il disco. Le storie, i desideri, le promesse, i pianti, sono tutte legati tra di loro dai nodi della nostra mente. Sono legami che si sono formati col tempo e non è possibile scioglierli come se niente fosse. Siamo sempre legati al passato e in qualche modo la nostra mente tornerà sempre da lui. Anche la musica contribuisce a dare al pezzo un tocco di rappresentatività. Gli andamenti sono difficili da prevedere, a volte diventano più sottili, altre volte più stretti ed intricati, come una vera matassa di nodi.

All’Infinito
Successivamente, troviamo “All’Infinito“. Dopo un’introduzione estremamente suggestiva, data dal suono simile alla rugiada che si increspa sull’acqua, accompagnata da una chitarra elettrica soffusa e crescente, appare la cantante. Sembra sola inizialmente, con un semplice tappeto armonico di un organo, ma dopo un po’ anche gli altri strumenti entrano in scena. L’atmosfera è incredibilmente romantica e tranquilla; sembra non nascondere sorprese nemmeno
nel primo ritornello, sembra quasi di aver cambiato disco. E’ la seconda volta che il ritornello dimostrare di avere qualcosa in più, con una chitarra incisiva e dei meravigliosi archi di sottofondo.
Le parole sono anch’esse suggestive e si fondono alla perfezione con la musica. In una notte di innumerevoli stelle, due amanti esprimono i loro sentimenti con un gesto semplice come un bacio. Nonostante sia un attimo, il desiderio di sublimare questo istante, è tale da non voler più vedere il sorgere del sole.
E così, al culmine dell’emozione, espressa dall’assolo di chitarra modulato, i vari strumenti lasciano spazio alla voce della cantante, che si spegne in modo soffocato, come se le mancasse il fiato per l’emozione.

In Rosso
Andiamo avanti con “In Rosso“. Si parte con un travolgente inizio elettronico, in stile psichedelico. Dopo poco, attacca la strofa, con una chitarra potente e una batteria incalzante e aiutano a portare avanti la voce carica di rabbia. Si arriva poi al ritornello, che funge come un grande sfogo. Il tempo si dilata e le parole fanno effetto molto più di prima, il tutto in un crescendo che porta immediatamente all’attacco della strofa successiva.
Il testo riflette i sentimenti di rabbia per i torti subiti. Non vi è bisogno di chiedere perdono; quei ricordi e quelle sensazioni fanno ribollire ancora il sangue, giorno dopo giorni. Non ci saranno altri tentativi.
Dopo il secondo ritornello, un assolo porta il pezzo alla sua conclusione. Squisiti i cromatismi.

Di Resistenza
Verso metà disco, troviamo “Di Resistenza“. L’impronta musicale qui è estremamente più mite e mesta. Una chitarra dallo stile retrò e dal suono nostalgico accompagna la voce della cantante, che ogni tanto si ferma, lasciando dei brevi vuoti d’attesa. La situazione sembra statica fino all’arrivo del ritornello, dove l’atmosfera diventa molto più tetra, e il sound diventa più simile ad un pezzo hard e heavy, con suoni forti e distorti. Tuttavia, la situazione si calma in attesa dell’arrivo della nuova strofa, e uno scampanio solitario da il via al selvaggio assolo di chitarra, accompagnato dai sintetizzatori.
Il brano racconta di un rapporto frustrante, egoistico; di un amante che non fa altro che prendere e pretendere, senza dare davvero nulla di se e del suo amore. I sentimenti di una donna non contano niente per qualcuno di cosi. Essere invisibile o meno è praticamente indifferente. Ogni azione, ogni atto, è come un colpo di spada che lede il proprio cuore. Quanto si potrà andare avanti? Quando si potrà finalmente vivere felici?
La seconda ripresa è estremamente più breve e dopo il secondo ritornello, non vi è alcuna ripresa, perché la musica sfuma in modo semplice e con calma.

Dell’Amante
La seconda metà esordisce con “Dell’Amante“. Il pezzo si apre in modo estremamente calmo e dolce; nessun basso, chitarra o batteria, ma solo una tenue voce retta da un tappeto sintetico. Non ci sono particolari giochi armonici, perché tutto si basa su una romantica atmosfera bucolica.
Nonostante l’aspetto sia quello di una ballata d’amore, le parole sono in forte contrasto con la musica. A parlare è la voce di una donna in amore, triste e stanca dell’egoismo e della prepotenza del proprio amato e di tutto ciò che ha preso da lei. Non desidera dargli più niente di se, nessun affetto, nessuna bellezza, ma solo il peggio, solo ciò che merita.
Il ritornello lascia sorpresi perché il carattere del brano si trasforma, mostrando una spiccata vena rock. Batteria e chitarra che si erano nascosti fino ad allora, fanno il loro ingresso trionfante.
In mezzo a questi suoni apparentemente così aggressivi, la protagonista parla della sua forza. Ormai ha fatto il callo ai torti subiti e al dolore ricevuto; è diventata una persona più forte e non si farà più ferire così.
Il movimento aggraziato di alcuni archi da la spinta per tornare alla strofa principale, ma c’è qualcosa di diverso. Stavolta gli altri strumenti non sono assenti, ma semplicemente nascosti. Balbettano qualche suono, in attesa di tornare al ritornello. E sul finire, colpo di scena, con un inaspettato e ben congeniato cambio di tonalità accompagnato dalla chitarra che dopo poco porta il tutto alla conclusione.

Di Rimozione
Subito dopo abbiamo “Di Rimozione“. L’attacco sorprende inizialmente per l’effetto sintetico, ma poi, a sorpresa, il brano diventa qualcosa di totalmente nuovo e inaspettato. Si tratta infatti di un tango estremamente moderno, dalle sonorità rock, eppure sottile e raffinato. Il carattere danzante comincia tuttavia a venire meno verso il ritornello, quando la struttura ritmica cambia e diventa più stabile.
Di Rimozione racconta la difficoltà del convivere con i ricordi di un vecchio amore o una vecchia storia. Sarebbe bello poter incidere e rimuovere le memorie più dolorose, ma non è così semplice. E’ qui che si spera di diventare come Pandora, che una volta aperto il suo scrigno e scacciato tutti i mali, rimase con solo la speranza.
Nella seconda parte abbiamo un suggestivo bridge che prima del nuovo ritornello calca il carattere tanghèro del pezzo, con un coro che composto da sdoppiamento di voci. La coda è composta da un duetto di chitarre in puro stile pop rock, che accompagnano il pezzo sino alla fine.

D’Invettiva
Continuando, troviamo “D’Invettiva“. Il carattere della canzone qui sembra chiaro dal suo incipit come puro e semplice rock, tuttavia avremo delle sorprese. Tutte le parti sono presenti sin dall’inizio, attendendo solo l’entrata della cantante. Nella strofa il ritmo è ben scandito e tutti sembrano andare insieme ordinatamente. Un breve bridge, formato da niente più che una pennata sulla chitarra, prepara al ritornello incombente. Ed ecco che l’atmosfera si fa sempre più carica ed esplode tutta in poche parole, per poi tornare nuovamente alla strofa senza neanche una pausa. La seconda volta, diventa tutto un po’ più ricco, con una eco di sottofondo e alcuni accenni di pianoforte a fare da accompagnamento. Dopo il secondo ritornello, il pezzo assume a sorpresa un tono di solennità. Il suono principale è rappresentato da alcuni choir e la voce della cantante appare ogni tanto con qualche sussurro.
Le parole esprimono in modo forte deciso il disprezzo per qualcun altro. Si parla di una donna tutt’altro che di spessore; di qualcuno che per il benessere e l’agiatezza darebbe via tutto, finanche la propria dignità, senza farsi problemi, perché convinta che dopo sarebbe facile mascherarsi.
Ed ecco la sorpresa finale: una motivetto conclusivo frutto di un’intrigante incrocio tra il rock e la tipica Kalinka russa.

Statica
Successivamente c’è “Statica“. Il titolo del brano tiene fede a quello che è il suo carattere. Per i primi secondi non siamo nemmeno certi di aver avviato la traccia, quand’ecco che entra, in modo estremamente lento, la voce accompagnata da un malinconico pianoforte. La canzone non sembra neanche davvero cantata, ma quasi parlata. La quiete della strofa viene rotta dal ritornello, dove una forte chitarra elettrica, seppur lentamente, fa vibrare il tutto. Dopodiché, poche e semplici note del piano accompagnano alla nuova strofa. Questa ha risentito di quanto accaduto ed è leggermente meno statica, con qualche accenno di batteria e qualche accordo chitarristico.
Qui si parla sempre di amante egoista, ma stavolta anche codardo, che scappa via, lasciando dietro di se nient’altro che rimpianti per quell’amore. Il rimanere immobili e passivi potrebbe essere interpretato come un meccanismo di difesa, ma forse non è altro che rassegnazione o il troppo dolore e rimpianto che impedisce di reagire e andare avanti. Dopo il secondo ritornello abbiamo un duro assolo estremamente hard rock, quasi heavy metal. La musica si interrompe poi, per dare il tempo alla voce, con poco più di un tappeto, di preparare l’arrivo della parte successiva, dove abbiamo un nuovo ritornello, con una diversa tonalità e l’aggiunta dei sintetizzatori.
Il tutto si conclude con un violino e un violoncello di coda che, quasi come se prima non fosse successo nulla, accompagnano il pezzo alla sua inevitabile conclusione con dolcezza e mestizia.

Canzone di Rivoluzione
Penultimo brano, prima della chiusura del disco è “Canzone di Rivoluzione“. Probabilmente è il brano più energico e festoso di tutto il disco. Questa canzone non delude nessuna aspettativa e mostra da subito il suo carattere, continuando a farlo fino alla fine. L’inizio è alquanto tetro: si capisce che siamo al cospetto di un pezzo rock, ma le distorsioni e i suoni gravi creano un’atmosfera estremamente oscura.
Il tutto è perfetto per l’attacco della cantante. Si inizia rinfacciando tutto quello che si può, come un sfogo fatto senza pensarci troppo. Ecco che nel bridge la musica comincia ad assumere toni più chiari e luminosi. Tutto questo è finalizzato all’arrivo del ritornello, che è una vera e propria esplosione di energia.
Non importa quali siano le delusioni della vita, perché fin quando si ha la forza di andare avanti, la forza di essere orgogliosi di se, di fare la rivoluzione contro coloro che vogliono soggiogarci e cambiarci, potremo sempre tenere la testa alta.
Ricco di piccole finezze, la carica conferita dalla canzone permette di saltare e scatenarsi fino alla fine.

Ghost Track: Lampedusa 3 Ottobre 2013
Dulcis in fundo, una sorpresa d’eccezione. La Ghost TrackLampedusa 3 Ottobre 2013” è un regalo che la compositrice vuole farci per chiudere in bellezza il disco. Tale omaggio ci viene fatto dalla Frontone in persona, che diventa la cantante del brano. L’atmosfera è quella di un tipico pezzo di jazz classico, calmo e rilassante. Dopo un’introduzione ritmata e prima strofa di solo canto accompagnato da qualche piatto, entrano anche il piano e le spazzole. La voce viene finemente raddoppiata per arrivare poi ad un ritornello accorato.
La canzone è dedicata alle povere vittime dell’incidente che ha fatto numerose vittime tra immigrati e stranieri. Tante speranze e aspettative in attesa dell’arrivo in una nuova terra dove fare fortuna vengono distrutte in un attimo dalla furia del mare, da un’onda di troppo che poteva evitare di esserci. Se la tempesta ha provocato scosse e urla, tutto ha lasciato spazio ad un’inquietante e malinconica quiete.
Sono sempre gradite alcune dolci esibizioni come l’assolo di piano e quello di canto in puro stile vocalese, ma tutto finisce com’è iniziato: ciò che nasce dalla quiete, muore nella quiete.

Voto “Filigrana”: 9/10

Recensione di:
Nick

Valeria Frontone – “Filigrana” Tracklist:
1. Bambole di Pezza
2. Dei Nodi
3. All’Infinito
4. In Rosso
5. Di Resistenza
6. Dell’Amante
7. Di Rimozione
8. D’Invettiva
9. Statica
10. Canzone di Rivoluzione
11. Lampedusa 3 Ottobre 2013

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